Miei carissimi studenti milanesi

Miei carissimi Milanesi,
da gennaio sono stati 26 gli istituti superiori in cui studenti e studentesse hanno scelto la strada dell’occupazione per lamentare una situazione che trovano ormai insopportabile: la scuola cerca di assomigliare sempre di più a un’azienda, il disagio psicologico degli studenti cresce e la loro socialità è limitata.

Aggiungiamo anche che il diritto allo studio non è sempre garantito, gli investimenti nella scuola restano ancora troppo esigui e la povertà educativa e la dispersione scolastica sono fenomeni sempre più presenti.

Inoltre, durante l’occupazione nella maggior parte degli istituti sono state realizzate assemblee per discutere di emergenza climatica, diritti della comunità lgbtq+, educazione sessuale e affettiva e antifascismo, tutti temi che la scuola ignora, ma che le giovani generazioni hanno a cuore. Lo scollamento tra ciò che è percepito come fondamentale dagli studenti e ciò che è effettivamente insegnato sui banchi di scuola evidenzia ancora una volta un divario fortissimo tra chi impara e chi insegna, divario che il covid non ha potuto che ampliare.

Per fare un punto sulla situazione della scuola post-covid abbiamo parlato con Simone Botti, di Unione degli Studenti Milano.

Occupazione: perché?

È strano vedere le scuole occupate in questo periodo, così vicini alla fine dell’anno scolastico, cosa è accaduto? Dopo due anni vissuti in stato di emergenza a causa del Covid-19, dopo la dad, dopo il lockdown, gli studenti si aspettavano cambiamenti dalla scuola, ma le loro aspettative non sono state soddisfatte, anzi le cose sono andate solo peggiorando.

La scuola è un diritto che è stato conquistato con la lotta, è un servizio che si deve dare ai cittadini. […] Senza la scuola le persone non si emancipano, senza la scuola le persone non hanno capacità di attraversare il mondo, di conoscere i propri diritti, conoscersi e conoscere la società in cui si muovono. Uno studente che non va a scuola non è uno studente, è una persona che sarà costretta a essere sfruttata e sottomessa nella sua vita, molto più di una persona che ha studiato ed è riuscita a emanciparsi attraverso lo studio. Questi due anni di pandemia ci hanno tolto questo diritto.

– Simone Botti

L’unica soluzione per farsi ascoltare è sembrata proprio l’occupazione. Gli studenti infatti non hanno modo di far sentire la propria voce: manca la possibilità di discutere con le istituzioni e, anche nei luoghi di rappresentanza esistenti, i bisogni e le preoccupazioni degli alunni passano inosservati.

A riprova della presenza di un disagio condiviso, in tutti gli istituti si ripetevano le medesime richieste, ma ciascuna occupazione è stata organizzata in modo indipendente, non c’è stato nessun coordinamento.

Il sistema di valutazione

Oltre alla necessità di una riforma dell’alternanza scuola lavoro e di maggiori investimenti nella scuola, oltre all’inattualità dei programmi, un problema evidenziato durante tutte le proteste riguarda anche le valutazioni. Gli studenti sono sotto pressione perché sono costantemente giudicati tramite numeri non indicativi del percorso fatto e delle conoscenze apprese, l’obiettivo non è più quello di assimilare gli argomenti, ma quello di superare indenni tutte le verifiche.

Va valutato il percorso, non il risultato finale. Ogni settimana ci sono tot interrogazioni e tot verifiche che bisogna superare se no si rimane indietro e si viene bocciati a fine anno. E questo è l’unico obiettivo dello studente, lo studente può anche tralasciare tutto il percosro per raggiungere questo obiettivo perché il suo obiettivo è quel numero.

– Simone Botti

Disagio psicologico

Una piaga che affligge la scuola moderna è anche il crescente disagio psicologico degli studenti, sempre più ansiosi, sempre più soli.

Secondo il Corriere della Sera, l’82,3% degli studenti non riesce mai ad affrontare le interrogazioni senza che le emozioni prendano il sopravvento e il 50% ha attacchi di panico dovuti alla scuola. A preoccupare è il carico di lavoro, la mancanza di tempo per prendersi cura di sé, ma anche la noncuranza della scuola: secondo il 63% degli alunni non sta facendo abbastanza per mettere fine a questa epidemia.

Certo, le scuole cercano di fare quello che possono mettendo a disposizione sportelli di aiuto e psicologi scolastici, ma solo il 12,5% degli studenti vi si è rivolto almeno una volta. Questo perché sono limitate le ore in cui lo psicologo è presente a scuola, ma anche perché è obbligatorio farsi autorizzare dai genitori, elemento che frena molto i più fragili. I professori, poi, restano impreparati e non sono pronti ad affrontare argomenti che hanno a che fare con la salute mentale.

Gli studenti cercano di farsi sentire gridando sempre più forte, li ascolteremo?

Grazie per averci seguito in questa puntata, vi diamo appuntamento a mercoledì 13 aprile dalle 19:30 alle 20:00, sempre in diretta, sempre al seguente link: https://www.milanoallnews.it/diretta/.

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