Mie carissime consegne a domicilio

Miei carissimi milanesi,
li vediamo sempre più spesso sfrecciare per le strade della nostra città, in bicicletta o in motorino, ma chi sono i rider?

Secondo il Corriere della Sera sono tra i 6.000 e gli 8.000 i rider che lavorano sul territorio di Milano. Un aumento numerico non da poco, se consideriamo che nel 2019 erano “solo” 3.000. Su questo dato ha influito molto la pandemia da Covid-19 e Glovo stesso dichiara che molte persone hanno iniziato a lavorare come rider proprio tra aprile e maggio 2020, dopo aver perso il lavoro a causa del lockdown.

Proprio durante il lockdown è ambientato il romanzo di Alessia Sorgato, avvocato penalista e vittimologa che nel 2003 ha fondato lo studio legale Sorgato. Il suo nuovo romanzo, Ulyssa lo sa, racconta di un omicidio, di un’avvocata e di un rider accusato della morte di un famoso medico napoletano avvenuta a Milano.

Ulyssa lo sa di Alessia Sorgato

L’ultima fatica letteraria di Alessia Sorgato prende spunto però dalla realtà, durante il secondo lockdown un noto ginecologo napoletano, che si occupava di procreazione medicalmente assistita, viene ritrovato cadavere sotto un ponteggio nei pressi della stazione Centrale.

La nostra autrice, una sera, spinta dalla sua passione per le indagini e almeno in parte dalla noia dello stare chiusa in casa, decide di recarsi sul luogo del delitto per cercare indizi che portino alla risoluzione del caso. Questo è il punto di partenza del nostro romanzo, dove la realtà si mischia con la finzione e Alessia Sorgato diventa Anastasia Soldato, avvocato penalista di Milano che compra regolarmente mascherine da un immigrato nigeriano che fa anche il rider.

Ulyssa lo sa è disponibile in molte librerie su tutto il territorio nazionale e in particolae alla libreria Il Covo della ladra, in via Scutari a Milano.

Ho scritto un romanzo perché, almeno qui, giustizia l’ho fatta.

– Alessia Sorgato

Per raccontare meglio la vicenda del rider implicato nelle indagini, l’avvocato Soldato sviluppa un’attenzione particolare per il mondo dei rider.

Ma chi sono i rider?

Quando parliamo di rider è importante ricordare la sentenza emessa dal tribunale di Milano nell’ottobre 2021 che ha condannato per caporalato alcune società intermediarie di Uber Eats. Molte società di food delivery, infatti, si appoggiano a società terze che gestiscono quella che nella sentenza era definita come “la flotta dei ciclofattorini”.

La necessità di intermediari nasce quando le società di delivery arrivate in Italia, nel 2016, avevano bisogno di qualcuno che conoscesse bene il quadro giuridico-normativo italiano e hanno quindi deciso di appoggiarsi alle società che offrivano servizi di pony express. Le piattaforme forniscono l’app e i mezzi tecnici, mentre gli intermediari mettono a disposizione la forza lavoro. Forza lavoro che, però, viene essenzialmente sfruttata facendo anche leva sullo stato di bisogno in cui si trovano molti tra coloro che esercitano questa professione.

Tutti i rider che hanno testimoniato nel processo che ha portato alla sentenza per caporalato hanno un profilo preciso: persone arrivate da zone conflittuali, ospitate all’interno di centri di accoglienza temporanei e in attesa dell’approvazione dello status di rifugiato politico, cosa che richiede una pratica lunga e difficile.

Le soluzioni

Va detto che questa situazione di sfruttamento non è una costante: alcune società si stanno mobilitando per fare accordi con i sindacati e, in altri casi, rider e piattaforme stipulano direttamente i contratti.

Inoltre, il lavoro di ciclofattorino non deve essere demonizzato: durante la pandemia sono stati proprio i servizi di food delivery a permettere a molti ristoranti di non chiudere. Lo conferma il fatto che, solo nel 2020, la piattaforma JustEat ha registrato un aumento del 57% di ristoranti partner, per un totale di 1.800 locali nella sola città di Milano.

Lavorare come rider è stato anche un importante paracadute sociale per coloro che avevano perso il lavoro e può aiutare chi vuole arrotondare i conti, come i giovani o gli studenti. Per questo è così importante che questo tipo di lavoro vengaregolamentato.

Nella direzione di regolamentare questi tipi di lavori si sta muovendo anche la Commissione Europea che ha presentato una proposta di direttiva che delinea le condizioni per determinare se una piattaforma digitale sia un datore di lavoro o meno, di conseguenza se il collaboratore sia un dipendente o un lavoratore autonomo. Ma la strada perché questa direttiva sia applicata come legge è ancora lunga: dovrà essere approvata dagli stati membri dell’Unione e dal Parlamento Europeo.

Grazie per averci seguito, vi aspettiamo venerdì con il terzo appuntamento di Miei Carissimi Ucraini sempre alle 19.30, in diretta su: https://www.milanoallnews.it/diretta/. Potete inoltre rivedere le puntate precedenti cliccando qui.

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