Focus Periferie- Scuola e Lavoro in Periferia

In questa puntata di Focus Periferie parliamo di scuola in periferia, ma anche di lavoro e di PCTO, un argomento molto discusso ma poco conosciuto.

Ospiti di Elena Inversetti sono Rossana di Gennaro, Dirigente Scolastico e Professoressa dall’IPSEOA Carlo Porta, e Fabio Gallarati, professore presso l’IIS Enzo Ferrari di Monza, con cui abbiamo già avuto modo di parlare di alternanza scuola-lavoro.

Il Focus della trasmissione, però, sono le Periferie, con l’obiettivo di riscrivere la narrazione che le vede come un contesto fragile e degradato. Una missione che assume un significato particolarmente importante nei confronti delle scuole: la scuola in periferia è inevitabilmente più fragile, più povera e più difficile? Scopriamolo insieme ai nostri ospiti.

Rossana di Gennaro presenta il modello innovativo di formazione del Carlo Porta, un percorso di studi che si inserisce, ma al contempo si differenzia, dagli IPSEOA più tradizionali. Realizzato in collaborazione con Fondazione Minoprio e il sostegno del Fondo Sociale Europeo e di Regione Lombardia, l’istituto Carlo Porta forma gli studenti non solo alla professione scelta, ospitalità o sala, ma anche al reinventarsi, dotandoli degli strumenti manageriali e tecnici necessari per un eventuale cambio di carriera – che, per chi lavora in sala, può essere considerato un evento quasi certo una volta raggiunti i 35-40 anni.

Al termine dei cinque anni gli studenti possono già accedere al mondo del lavoro, oppure alla formazione superiore e universitaria, avendo già ricevuto una preziosa opportunità di orientamento mediante il PCTO.

La possibilità di accesso alla formazione superiore, tra l’altro, è offerta dallo stesso IPSEOA grazie alla collaborazione con le realtà sopra citate: ITS Academy, biennio gratuito di alta formazione che si colloca a metà strada tra il diploma di scuola secondaria di secondo grado e la laurea.

Il fatto che un istituto tanto prestigioso si trovi in una periferia dovrebbe già essere sufficiente per cambiare la narrazione che vede queste aree urbane come più complesse e problematiche. La scuola deve essere concepita come un luogo cerniera, capace non solo di educare, ma anche di offrire momenti di incontro e sport.

In questo contesto si inserisce l’intervento di Fabio Gallarati, che afferma che la scuola deve costruire un suo racconto, creando un ambiente sicuro in cui i giovani possano diventare consapevoli del proprio valore. Spesso, afferma Gallarati, i giovani che vivono in periferia non si sentono valorizzati, anche a causa della mancanza di infrastrutture pensate per loro – da qui, quella parte di narrazione che dipinge gli studenti delle scuole in periferia come meno preparati o più problematici.

Il PCTO, secondo Gallarati, diventa quindi per questi giovani un’opportunità fondamentale, non solo per la formazione professionale e l’inserimento lavorativo, ma anche per aumentare l’autostima degli studenti. Nonostante i fatti di cronaca, ultimamente, abbiano dipinto il PCTO come un’esperienza problematica, talvolta comparata addirittura allo sfruttamento di forza lavoro gratuita, è solo “mettendo le mani in pasta” che i ragazzi e le ragazze, soprattutto degli istituti professionali, possono mettersi alla prova, e al contempo provare agli altri di essere “validi”.

E proprio su questi cardini si fonda l’esperienza di Piazza dei Mestieri, una realtà tanto innovativa da risultare rivoluzionaria, poiché affianca la formazione dei giovani all’offerta di servizi per tutta la comunità – un esempio di ciò è proprio il bar, gestito dagli studenti, che accoglie clienti come una vera e propria attività commerciale.

La partecipazione attiva

Conoscere per curare: ormai dovreste saperlo, questo è il motto di Consulta Periferie Milano, che da anni si batte proprio per modificare la narrazione che gravita attorno alle periferie di Milano.

La scuola in periferia è un esempio molto pregnante della partecipazione attiva di queste aree urbane, marginali e marginalizzate (ma è davvero così?), alla vita dell’intera città.  Di fronte alla complessità multiculturale della periferia, la scuola ha, però, bisogno di molti “alleati”: l’Ente locale, il comitato di quartiere, le associazioni culturali o del sociale, o commerciali, il civismo attivo ed educativo, le associazioni religiose, le associazioni di volontariato, le imprese sociali. Ma anche il piccolo negozio può essere un buon alleato. Alleanze, e non semplici reti, dove il fare insieme diventa condivisione di un metodo e di una prospettiva comune.

Come abbiamo avuto modo di vedere la scorsa settimana, la città aspetta le periferie, ma le periferie non sanno di essere aspettate; per questo motivo, Walter Cherubini afferma che la partecipazione attiva, spesso evocata ma raramente favorita, deve rientrare tra gli obiettivi prioritari dell’amministrazione.

di Andrea Bonfiglio

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