Focus Periferie ep.171 – Christian Iosa

Come funziona l’organizzazione delle periferie milanesi? Quali sono i suoi punti critici e come si possono risolvere? Sono proprio queste le domande alle quali Fabio e Walter Cherubini cercano di rispondere insieme a Christian Iosa, presidente della Fondazione Carlo Perini, che da anni ormai si occupa di un’importante periferia dell’estremo nord-ovest di Milano: Quarto Oggiaro.

La Fondazione Perini nasce nel 1962 con la prerogativa di portare la cultura nelle periferie milanesi come ci racconta Christian Iosa. Quarto Oggiaro, da sempre casa di proletariato e sottoproletariato urbano, infatti è il quartiere che per antonomasia ha affrontato proprio in quegli anni difficoltà sotto l‘aspetto urbanistico e che più di altri ha dovuto gestire il carico anche sociale dei fenomeni di immigrazioni. Una sfida complessa quindi quella di Christian che però è stata vinta come dimostra ormai l’affermata partecipazione della Fondazione Perini da più di 60 anni in tante realtà periferiche. 

La domanda del come si possa lavorare insieme in una città come Milano sorge spontanea; il rapporto tra fondazioni, associazioni e istituzioni locali è sempre stato molto complesso. Secondo l’esperienza di Christian il lavoro di gruppo è infatti fondamentale, ma sarebbe anche necessario un maggiore decentramento per poter lasciare più libertà di scelta ai singoli municipi, i quali in caso contrario, come dice Walter, vengono relegati al ruolo di semplici “passacarte” tra l‘amministrazione centrale e i cittadini.

Bisogna eliminare lo stereotipo che la periferia equivalga a degrado: come dice Walter è proprio lì che si trovano numerose realtà che animano il territorio ed un tipo di tranquillità che il centro città può solo, a volte, invidiare. Certamente un’organizzazione “centralistica” non risulta efficace nel mantenere e valorizzare le realtà periferiche, ma nonostante questo Christian ricorda quanto sia fondamentale non abbandonare il sogno della speranza operativa e soprattutto il coraggio di agire, un coraggio che sicuramente a Christiana Iosa e a Fondazione Perini non è mai mancato.

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