Mese: Giugno 2021

Agesol e il concetto di rinserimento sociale e lavorativo nelle carceri

Agesol è un’associazione onlus volta al rinserimento sociale e lavorativo per persone coinvolte nel circuito penale ed è, in particolare, pensata per «creare i detenuti protagonisti della loro vita e quindi provare anche a reinventarsi come imprenditori», dice Licia Rosselli, direttrice di Agesol, parlando dell’associazione.

«Il carcere è un luogo chiuso, un luogo segregato, soprattutto è un luogo infantilizzante della persona, bisogna chiedere tutto, anche una pastiglia per il mal di testa […]. Anche una breve detenzione […] depriva la persona delle proprie risorse e quindi si deve reinventare completamente.» Da questa affermazione di Licia parte la missione dell’associazione e se ne può comprendere l’importanza. Agesol aiuta a mantenere vive le risorse che fanno parte della persona, ad implementarle e metterle in pratica in tutti gli aspetti sia dentro che fuori dagli istituti di reclusione.

Quale può essere la soluzione per dare accesso al lavoro in modo continuativo per chi è detenuto?

Da questa domanda prende vita il nuovo progetto dell’associazione, pensato per dare possibilità anche a coloro che sono detenuti per un tempo maggiore, di formarsi per un’occupazione che gli garantirà delle possibilità nel futuro. Inoltre, come sottolinea Corrado Coen, collaboratore di Licia, è un servizio anche alla socialità perché «il carcere non è quel posto dove dimenticarsi degli esseri umani, ma dove possano essere aiutati a trovare una strada».

Il progetto prevede delle fasi di sviluppo: una è la creazione di uno spazio sempre aperto tra domanda e offerta con la messa a disposizione di un database dove caricare annunci di ricerca di figure professionali e quindi cercare le compatibilità all’interno degli istituti di pena; un’altra è la realizzazione di incontri tra detenuti e aziende alla scoperta delle varie realtà lavorative e la sponsorizzazione di un laboratorio creativo per aspiranti imprenditori.


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Manifesto delle scuole, gli studenti chiedono un cambiamento

Con la pandemia, gli studenti hanno conosciuto diversi disagi che, forse, prima non erano presenti. A partire dalla didattica a distanza, alle continue aperture e chiusure delle strutture, finendo con la comparsa di problemi anche a livello psicologico, spesso sottovalutato. I danni, secondo Damiano Bettega di Unione studenti Lombardia, «saranno soprattutto a livello di rapporti umani tra gli studenti, perché la scuola era uno spazio anche di socialità soprattutto per gli individui più piccoli».

Con il proseguire delle vaccinazioni, si presume che anche la scuola riparta a pieno regime nel prossimo anno scolastico, ma il rischio più grande in tutto ciò sarà la presenza di criticità mai colmate. Ma in che senso? I metodi di insegnamento tradizionali hanno, come tutto, delle sfumature bianche e nere, e allo stesso modo le ha la didattica a distanza. Dopo più di un anno di pandemia, il rischio di non aver risolto le precedenti difficoltà può portare a trovare nell’ambiente scolastico una maggior tensione. Proprio per questo, i giovani di Unione Studenti Lombardia hanno creato la campagna “Cantiere Scuola, apriamo i cantieri e ricostruiamo i diritti”, con l’obbiettivo di lanciare dal basso, scuola per scuola, delle assemblee di discussione tra studenti, per costruire un manifesto nazionale della scuola. Il manifesto conterrà delle proposte di riforma a partire dai metodi didattici arrivando a questioni di diritto allo studio.

Damiano racconta che le loro proposte coinvolgono la situazione dei trasporti per gli studenti, rivendicando la necessità di renderli gratuiti, il costo esagerato  dei materiali a supporto della didattica, come i libri, e la modifica delle modalità di insegnamento frontale che spesso non sono stimolanti ne pienamente utili per gli studenti.


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