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20 Giugno 2021
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Tutta colpa della modernità

Tutta colpa della modernità

Prima di entrare nel vivo della discussione è necessaria una premessa stilistica: Milano AllQueer ospita articoli di diverso tipo e diverso stile, ma tutti sono o provano ad essere, appunto, articoli. Questo sproloquio però ricorda più un noioso paper accademico che ho tentato di rendere digeribile con un paio di metafore simpatiche. Consapevole di ciò ho comunque deciso di abusare della libertà stilistica concessami dal mio meraviglioso Direttore per sproloquiare su uno dei miei temi filosofici preferiti: la modernità.

Questo articolo intende essere un’analisi storico-sociale, epistemologica e, a tratti, antropologica delle problematicità dell’epoca moderna. Non ho alcuna pretesa di essere esaustiva nella trattazione. In altre parole intendo scomodare diversi autori contemporanei per sostenere la tesi che tutte le problematicità sociali che scuotono il nostro secolo hanno origine da una non così remota età dell’oro, la modernità per l’appunto, che cela dentro di sé la sua stessa contraddizione. Proprio da questa contraddizione emergono ingiustizie sociali e problemi teorici che andrò ad analizzare.

Cos’è la modernità?

Convenzionalmente parlando, la modernità è quel periodo storico che va dalla scoperta dell’America del 1492 fino alla Rivoluzione francese. Ci sono tanti avvenimenti storici che contribuiscono al sorgere della Nuova Epoca, come la creazione degli Stati Nazionali, l’assolutizzazione monarchica, il progresso economico prima e industriale poi ma particolarmente rilevanti sono la scoperta del continente americano e la Rivoluzione Scientifica.

La nascita dell’epoca moderna è sì radicata nel senso di novità e meraviglia che accompagna le scoperte di Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci ed Hernàn Cortéz, ma contribuisce anche a istituire un forte senso di identità europeo. Scoprire infatti che in America sono già stanziate popolazioni così radicalmente diverse da quelle europee è come se facesse stringere Francesi, Spagnoli, Inglesi e tutti gli altri attorno ad un centro comune: la cultura, la storia, l’arte e il sistema sociale europeo. È, insomma, come se dalla differenza rispetto ad un Altro che sta oltreoceano, emergesse per la prima volta un comune senso di cos’è europeo.

Il 1492 segna una svolta epocale. La scoperta dell’America sconvolge l’economia: gli scambi, che prima si svolgevano solo in Europa, ora diventano globali. Uno dei fenomeni più emblematici di questo periodo è la Tratta Atlantica, termine con cui gli storici indicano il traffico di esseri umani, che, dall’Africa, venivano deportati nelle colonie americane per lavorare nelle piantagioni. I prodotti ricavati venivano quindi esportati in Europa.

Un altro avvenimento storico che forma l’epoca moderna è la Rivoluzione Scientifica, che si sviluppa dal 1543, quando Copernico pubblica le sue teorie eliocentriche, fino al 1687, che vede protagonisti Newton con la sua teoria della gravitazione universale e Galileo con il metodo scientifico e le scoperte astronomiche. Nelle scuole, la Rivoluzione Scientifica viene presentata come questo avvenimento meraviglioso, che finalmente, dopo secoli di religione e bigottismo, istituisce il sapere scientifico come autorità valida, contro cui poco possono gli inviti ad abiurare della Chiesa.

Il problema della modernità è che, attraverso colonialismo e scienza, va a istituire un modello sociale e di pensiero basato su una disuguaglianza di fondo.

Il colonialismo, come visto, contribuisce a rafforzare l’identità dell’Europa come continente civilizzato e moderno che guarda ai nativi delle Americhe e alle popolazioni africane come selvaggi da salvare dalla propria arretratezza. Questo, almeno, è lo scopo “nobile”, in realtà, come riportano Andre Vltchek e Noam Chomsky in On Western Terrorism, ogni intervento “civilizzante” da parte dell’Europa in parti del mondo non europeo è intrinsecamente violenta e, a prescindere da ogni pretesto ideologico, comporta sempre distruzione e morte. La fine del testo di Chomsky delizia il lettore con una linea del tempo che va dal 1945 al 2011 e che ricorda tutti gli atti bellici, politici e sociali della società occidentale (in particolare statunitense) nel mondo non occidentalizzato ma le premesse di queste varie macchinazioni e atrocità è da ricercarsi nella modernità stessa. come Chomsky ricorda, la catena del terrorismo occidentale è infinita.

Allo sterminio dei nativi durante le grandi scoperte si somma la caccia alle streghe, le persecuzioni e le torture agli eretici. Particolare riguardo si deve attribuire a quell’avvenimento scelto convenzionalmente come la fine dell’epoca moderna e l’inizio di quella contemporanea: la Rivoluzione francese.

La modernità si premurava di essere un’età dell’oro fatta di scienza e civilizzazione globale, ricchezza economica e benessere sociale. Ma l’Antico Regime dei sovrani francesi aveva lasciato nella povertà e nel malcontento la popolazione. Quest’ultima, forte delle idee Illuministe di personalità come Voltaire, Diderot, D’Alambert e Condillac, prima propone la carta dei diritti dell’uomo e del cittadino, poi quella della cittadina (dando vita all’embrione di quello che sarà in seguito il movimento femminista). Poi assalta la Bastiglia, inventa la ghigliottina e decapita non solo il sovrano Luigi XVI, ma anche tutte le persone colpevoli o sospette di atti controrivoluzionari. Emblematica la questione del voto: nel 1791 per la prima volta viene in Francia si abbandona il sistema elettorale censitario in favore del suffraggio universale maschile. Tuttavia a votare è solo il 10% dei sette milioni di elettori a causa principalmente del clima di terrore che regnava in quel periodo e alla paura generale di fare una scelta politica sbagliata che avrebbe comportato ritorsioni cruente.

In questo modo, quella che doveva essere un’età dell’Oro vissuta all’insegna della ragione e della giustizia, si vede drasticamente costretta a rivedere le proprie premesse: nella realizzazione stessa della modernità emerge la confutazione del suo stesso ideale. In particolare la prima contemporaneità ne paga le conseguenze, prima con le Grandi Guerre e poi con il Vietnam, ma anche con il consumismo e il tardo capitalismo. Tutti questi fenomeni sono ancora conseguenza della mentalità moderna fortemente colonialista e oggettificatrice rispetto alle persone, ma anche all’ambiente che portano, come conseguenza, lo sfruttamento spropositato delle risorse e delle persone.

Il problema: ipertrofia della ragione

Questa breve sfilza di eventi storici moderni mostra la contraddizione intrinseca alla modernità. È vero che l’epoca moderna copre un lungo lasso di tempo e che vede protagoniste diverse idee filosofiche e scientifiche e che proporre una teoria complessiva su tutta la modernità è decisamente azzardato, ma si può riscontrare se non altro un punto comune a tutti gli episodi cruenti dell’Occidente moderno.

I fenomeni storici elencati contribuiscono a istituire un’universale senso del moderno fondato
sulla consapevolezza che la modernità è la punta più avanzata della storia: emerge l’idea di progresso come risultato della modernizzazione che accentua il carattere di discontinuità tra il “prima” medievale e religioso e il “dopo” dello splendore moderno.

Il tempo inizia a considerarsi lineare: una serie di momenti storici in successione tutti finalizzati al compimento di un destino dell’uomo che, attraverso i mezzi della ragione e della tecnica, controlla la natura e la storia. Si sviluppa un modello per cui la conoscenza del mondo è possibile solo se l’esperienza della natura è definibile in termini quantitativi e matematici.

Si istituisce così il primato della scienza come unico mezzo per comprendere e analizzare la realtà. Con l’abitudine a considerare reale unicamente il punto di vista della scienza, tutto ciò che ci circonda viene ridotto a oggetto le cui relazioni sono solo processi fisici e chimici o sostanze dotate di attributi che le determinano. In questo senso la realtà è assorbita interamente dal discorso scientifico, e il vissuto dell’essere umano non è più regolato dall’esperienza delle cose, ma dal rigore e dalla formalizzazione degli avvenimenti secondo la descrizione scientifica.

Si pensi, come esempio, all’innamoramento: un approccio scientifico ci dice che in realtà è tutta una questione di processi chimici nel cervello, ormoni e compatibilità genetica. Ora, è assolutamente vero che l’innamoramento scatena tutte queste cose, ma non solo. Se guardo la persona amata quello che succede al mio corpo sarà anche un processo chimico, ma per me è il mio vissuto, la mia emozione, la mia mano che sfiora la sua. Tutte queste cose sono uniche e irripetibili in ogni individuo: nello sfiorare la mano di Cleopatra, Marco Antonio sentiva il calore del sole di Azio e l’angoscia di vedersi sconfitti da Ottaviano, ma se è Freddie Mercury a sfiorare la mano di un amante la sua angoscia sarà quella di trasmettergli l’AIDS in un’epoca in cui le cure sono inefficaci. E così via, mai due sensazioni sono uguali alle altre, tutte sono sempre irriducibili e manifestano una sorta di eccedenza.

L’apporccio scientifico alla realtà prende le mosse in particolare da un famoso autore moderno: Cartesio, che con il suo Cogito arriva a stabilire il primato della mente su tutto il resto. I filosofi chiamano questa divisione netta tra la mente e tutto il resto “dualismo”. La scienza è ancora vittima del dualismo, seppur in modo diverso da Cartesio, proprio perché riduce la realtà ad oggetto che deve essere studiato. Ciò che conosciamo in quanto vissuto viene ignorato in favore di una conoscenza dell’oggetto che ha delle qualità e delle quantità precise.

Il fatto che la scienza sia il punto di vista prediletto e che lo sia stato per così tanti secoli ha istituito una sorta di ipertrofia della mente e della ragione. Cosa significa? Esattamente come una persona paralizzata dalla vita in giù allena quasi esclusivamente le braccia, facendovi affidamento per muoversi nel mondo, così l’essere umano usa la ragione. Tutta la realtà è passata al vaglio delle facoltà analitiche e di un pensiero calcolante che schiaccia inevitabilmente un approccio diverso.

Un approccio diverso

Quanti tipi di sapere esistono?

Sicuramente quello scientifico, già analizzato, che si basa tutto sulla dicotomia soggetto-oggetto: il mondo è ridotto a oggetto da essere analizzato per un soggetto. Ma questo approccio ha dei limiti.
Jean-François Lyotard, famoso teorico del postmoderno, sostiene che il sapere non si riduca alla scienza e nemmeno alla conoscenza. Quest’ultima è infatti l’insieme degli enunciati che denotano o descrivono degli oggetti, escludendo qualsiasi altro enunciato, e suscettibili di essere dichiarati veri o falsi. La scienza
sarebbe un sottoinsieme della conoscenza. Il sapere, tuttavia, è da intendersi in senso molto più ampio. Con il termine sapere non si intende affatto solamente un insieme di enunciati denotativi, in esso convergono le idee di saper fare, saper vivere, saper ascoltare, etc.

Per Lyotard la forma di conoscenza più valida è il racconto, proprio perché non si limita a denotare un oggetto, ma ammette anche enunciati che indicano che prescrivono ciò che deve essere fatto nel contesto sociale, prescrivendo diversi approcci rispetto alla parentela, alla differenza fra i sessi, ai bambini e in generale agli altri. Ci sono poi gli enunciati interrogativi, legati alla domanda, alla sfida o alla scelta; e così via.

Esiste poi la conoscenza pre-concettuale, con cui si intende un certo tipo di sapere che trascende il concetto e l’idea. Il teorico dell’evoluzione Michael Tomasello sostiene che il primo approccio al mondo dell’uomo sia mimetico e indicale. In un’epoca incommensurabilmente distante, cruciale per l’evoluzione dell’uomo è il procurarsi il cibo. Per farlo l’uomo inizialmente indica qualcosa (l’albero da cui raccogliere i frutti, l’animale da cacciare) o lo mima, al fine di farsi comprendere dai suoi simili così da poter nutrirsi.
Questo tipo di conoscenza sopravvive ancora oggi: diverso è pensare e parlare del rosso, perchè ognuno avrà un’idea di rosso diversa, dall’indicare questo rosso. IL rosso non esiste, QUESTO rosso invece sì.

In un certo senso anche la decostruzione può essere annoverato tra forme di sapere diverso. Si tratta di una teoria di interpretazione del testo di Jaques Derrida, che viene, in contesti attuali, applicata ai più svariati ambiti, dal sociale, al politico, all’economico. Si tratta, in modo figurato, di smontare i pezzi della realtà per vedere cosa vi sta sotto e, così, costruire qualcosa di diverso.

Come si applica tutto ciò alle tematiche sociali: l’esempio dell’Androsfera

Una delle critiche che “non addetty ai lavori” muovono alla filosofia è di trattare di temi che stanno sulle nuvole e che non hanno alcun riguardo per la realtà e i contesti sociali. Baggianate. In questa sezione andrò ad applicare il lungo sproloquio di cui sopra al fenomeno contemporaneo dell’Androsfera, che include i sottogruppi di Incel, Men going their own way (MGTOW) e Man’s rights activists (MRA).

  • Incel = Individui che, per lo più involontariamente, non riescono ad avere una relazione di qualsiasi tipo con le donne
  • MGTOW = Uomini che scelgono di non partecipare attivamente alla socialità con le donne, considerate la radice della disuguaglianza e dell’ingiustizia sociale e riproduttiva
  • MRA = Attivisti per i diritti degli uomini, in contrapposizione al femminismo, considerato movimento oppressore

L’analisi dell’Androsfera che intendo usare si basa su una serie di articoli di Marco Bacchella, che studia in particolare la comunità Incel di alcuni forum.

In Atto 1: di critiche e soia (Re: Articoli che parlano di noi, Incel), viene presentata la critica degli utenti del forum al primo articolo di Bacchella, che scrive:

Successivamente torno a essere soggetto di discussione, il finale del mio articolo è preso in analisi. Un utente fa notare come io abbia avuto un passato da piccolo sfigato che sono riuscito a risollevare grazie all’amore, anche se quest’ipotesi è scartata immediatamente dopo con ironia perché, presumo, il concetto di amore romantico è piegato alla narrativa sociobiologica della redpill. […] Ora, parliamoci chiaro. Non è stato l’amore a “salvarmi”. Non credo nell’amore misericordioso e salvatore che ci hanno sempre proposto, e in molte cose capisco e condivido la pars destruens di quest’ideologia che vuole criticare fortemente alcune ineguaglianze all’interno della nostra società.

Atto 1: di critiche e soia (Re: Articoli che parlano di noi, Incel)

Da qui emerge un’idea di amore romantico, ritenuta tuttavia nulla di più che una confezione rosa inculcata dalla società, per le teorie scientifiche e biologiche della Red Pill (un insieme di fonti che supportano i punti di vista dell’Androsfera sulla realtà).

Ho scelto di analizzare questo frammento perché si contrappone perfettamente alla mia tesi dell’ipertrofia della ragione che andrebbe a creare la disuguaglianza sociale. Io, in base alle teorie di Merleau-Ponty, Husserl, Heidegger e Deleuze, sostengo che siccome il paradigma del pensiero calcolante ha inglobato tutta la realtà, la disuguaglianza sociale derivi dalla riduzione dell’Altro (sia un altro gruppo di persone, l’ambiente, la realtà in generale) a oggetto da analizzare e sfruttare per il progresso. Per i teorici dell’Androsfera, invece, nelle teorie scrientifiche della redpill si verifica una sorta di liberazione: non esiste più l’idea romantica dell’amore che trasporta in una trascendenza, anzi, queste teorie scientifiche arrivano al vero fondamento delle cose che non è nient’altro che teoria biologica che influenza quella sociale.
Accolgo l’ipotetica critica: anche se l’esempio che ho usato è quello dell’innamoramento, la mia teoria dell’eccedenza non corrisponde all’idea di amore romantico, ma si radica nella corporeità e nella sensazione come nucleo irriducibile dalla scientificità. L’ammissione di un ambito che la scienza non può cogliere e che è delegato ad altri tipi di sapere (narrativo o magari indicale), potrebbe contribuire a porre fine alla visione dell’altro come oggetto di analisi che si perpetra con l’assunzione del paradigma scientifico come unico ammissibile.

La sezione “scientifica” che ramispogli [forum dell’androsfera n.d.t] offre è una sezione dedicata del forum che racchiude in diversi thread le prove della redpill. Insieme a questa sezione mi hanno rimandato alla Scientific Blackpill, una serie di teorie, dati e raccolte di articoli che proverebbero in modo assoluto e definitivo il comportamento sociale dei due sessi. […] La Blackpill si estende su 18 macro argomenti, alcuni di questi trattano delle caratteristiche fisiche come lunghezza del pene, altezza, pitch della voce e tipo di corporatura, altri di caratteristiche socioeconomiche come disponibilità economica e il tipo di lavoro svolto, altri invece riguardano direttamente le donne, tra cui le scelte personali sul numero di partner avuti durante tutta la vita e come queste vengono percepite all’interno della società in termini più ampi. […]

Atto 3: Sesso e repressione sessuale tra i (non)selvaggi (Re: Articoli che parlano di noi)

Una piccola nota metodologica: questa, così come quella di Bacchella, non è un’analisi scientifica ma una decostruzione di un panorama di senso, quello dell’Androsfera. Credo che quando si va ad analizzare una cultura (o controcultura, in questo caso) diversa da quella di appartenenza abbia davvero poco senso andare a proporre soluzioni a problemi che, dalla comunità interessata, non sono nemmeno percepiti come tali. Certo, i mass shooters che si annoverano nella comunità Incel potrebbero rappresentare un problema per la società maggiortaria, ma identificandoli come un problema non si fa altro che creare stigma attorno ad una comunità già fortemente stigmatizzata. Esattamente come l’Europa che scopre i nativi d’America contribuisce a creare una dinamica di “noi-loro”, “io-altro”, “civilizzato-selvaggio”, “giusto-sbagliato” che ha dato vita alle atrocità della modernità, andare ad attribuire un giudizio morale all’Androsfera non fa altro che allargare il divario e ghettizzare queste persone. Certo, le ingiustizie sociali che questa comunità perpetra, dal sessismo ai mass shootings, sono un problema per la società maggioritaria e per l’incolumità di diverse persone, ma si tratta davvero di un problema risolvibile? L’ Androsfera nei suoi risvolti più cruenti (e, si noti, si parla di un panorama così vasto che non è possibile attribuire a tutti le stesse tendenze violente) non è nient’altro che una delle tantissime contraddizioni della modernità: si tratta di persone che passano al vaglio della scienza tutto ciò che li circonda, radicando la loro stessa sofferenza (madri distanti, touch starvation, crudeltà dei pari e bullismo per citarne alcune cause) in teorie biologiche e deterministe che si potrebbero leggere in Cartesio, Hobbes, Hegel e Comte, giusto per citarne alcuni. Per determinismo intendo che radicano il loro malessere in un destino già scritto da cui non si può scappare, determinato dalla genetica e dall’evoluzione. In questo senso l’unica cosa da fare è implementare la dinamica biologico-determinista che riduce tutta la realtà a un gioco di legge del più forte e violenza, come mostra l’apertura di Atto 7: Bestiario femminile (indedito):

Nel thread Bestiario Femminile, anche qui vorrei far notare la deumanizzazione costante all’interno del linguaggio, non più persone, le donne, ma bestie, si condividono fatti di cronaca legati a figure femminili e gli utenti condividono riflessioni generali o leggi che dovrebbero essere valide per ogni singola persona di sesso femminile.

Atto 7: Bestiario femminile (indedito)

La deumanizzazione del femminile non è nient’altro che un espressione del risentimento dato dalla concezione della donna come prima persecutrice soprattutto in materia di riproduzione e di sesso. La donna viene percepita come il nemico e le si dà un assaggio della sua stessa medicina, è un modo per riportare, almeno idealmente, uomo e donna allo stesso livello. Ora, non è importante chi detenga il ruolo del potere (donna, per l’Androsfera, il patriarcato per il femminismo, l’eteronormatività per la comunità LGBTQIA+, il borghese e il capitalista per la sinistra etc), ma il fatto che qualcuno o qualcosa lo detenga. Foucault sosteneva che il potere copre due ambiti: o è disciplinare o è biopolitico. Nel primo caso è quella forma di potere che ha una presa sui corpi, sul corpo individuale; la biopolitica è invece quel tipo di potere che agisce sull’uomo in quanto essere vivente, in quanto specie biologica.

Al contrario di quanto si possa pensare, ritengo che la filosofia dell’Androsfera si basi più sul potere disciplinare che su quello biopolitico. Ospedali, fabbriche e istituzioni in generale passa l’idea che il corpo debba essere in una certa maniera: un soldato non può essere esile, bisogna avere una postura eretta, non bisogna mostrare troppa pelle per essere professionali etc. In questo senso l’individuo viene creato, plasmato, secondo questo meccanismo, fino a istituire la soggettivizzazione del potere, per cui si indica la produzione di un soggetto. Il potere produce soggetti conformi in quanto genera, stimola, favorisce nuove condotte e inediti abiti d’azione (come visto nel potere disciplinare, si tratta di produrre una certa “postura”, sia in senso letterale che in senso figurato). Il soggetto è infatti, per Foucault, sempre un risultato, un divenuto in continuo divenire, qualcosa che si viene formando. E il potere agisce in questo senso, dando forma ai soggetti.

Un utente descrive così il processo [dell’ipergamia femminile n.d.t]: 
La biologia non conosce sentimenti come l’amore, l’unica cosa che conta è la prosecuzione delle specie. Per questo motivo il maschio è spinto a ingravidare più femmine possibile mentre la femmina a farsi ingravidare dal più forte del branco. Da qui nasce il fenomeno dell’ipergamia: il maschio, spinto dal testosterone tenterà di avere rapporti sessuali con quante più femmine della propria propria specie, questo molto spesso passando sopra le condizioni di salute o estetiche della femmina in questione. La femmina invece no: dovendo sopportare diversi mesi di gestazione e sapendo che i nascituri condivideranno parte del patrimonio genetico del padre è estremamente selettiva per quanto riguarda la scelta del partner sessuale.

Atto 3: Sesso e repressione sessuale tra i (non)selvaggi (Re: Articoli che parlano di noi)

In questo senso la donna, soggetto femminile, eterosessuale, cisgender, detiene tutto il potere sessuale. E siccome è la donna a detenere il potere sessuale, e a concederlo a pochi eletti (gli uomini eterosessuali, belli, ricchi e affascinanti), va a discriminare certe fasce di uomini (quelli “brutti”, poveri e/o poco carismatici). In questo senso la società forma una sorta di impasse crudele per cui solo chi è perfettamente conforme a ciò che il potere ha plasmato, possono riprodursi e fare sesso (tra le massime ambizioni per l’Androsfera). Deumanizzando la donna crudele che sceglie, i teorici dell’Androsfera perpetrano la stessa violenza che si percepisce venga fatta loro. Ma attenzione: questa violenza non è intenzionale, è tutta dettata dal paradigma biologico che viene assunto e che risolve il contatto umano nella biologia. In questo senso, dal punto di vista strettamente etico, l’Androsfera non ha colpe, semplicemente si muove all’interno di un sistema intrinsecamente violento. O meglio, rifiuta di assumersi qualsivoglia responsabilità nascondendosi dietro una logica determinista. In questo senso ritengo che un mass shooter debba essere imputabile, ma quando si parla di generali teorie dell’Androsfera come si può condannarne l’outcome se la premessa deterministica è convincente? Queste persone non hanno una volontà propria, sono inserite nella dinamica biologica e non possono scapparne.

Statisticamente parlando stiamo parlando di individui eterosessuali, come una questione fisiologica e necessaria al benessere psicofisico delle persone. Seppur ramispogli non voglia, in alcun modo, risolvere la propria condizione, questo non è comune a tutta l’androsfera. Nei diversi forum che ho incontrato nel corso di questa ricerca, come il forum dei brutti, il forum degli incel, incels.co e i subreddit dedicati e popolati dagli incel, è molto interessante vedere le soluzioni che propongono. O meglio: alcuni incel non propongono affatto soluzioni. Vedendo il proprio aspetto e la propria situazione come determinate dalla genetica e dalle circostanze, sono meccanicisticamente nichilisti, e arrivano a dire che l’unico modo per risolvere la situazione sarebbe morire e rinascere da un’altra parte.

Un paio di note non affatto conclusive sull’androsfera (e sugli incel) (indedito)

Da qui emerge l’idea dell’Incel saturato dalla visione deterministica e violenta che implementa. Non solo saturato, ma anche, in un certo senso vittima la cui unica possibilità è morire per rinascere, si spera, bello. Esattamente come non intendo dipingere questa comunità come carnefice, però, nemmeno voglio attribuirle il ruolo di vittima, che andrebbe a far passare il messaggio dei poverini, da aiutare. Queste persone non sono né l’una, né l’altra cosa: un’area grigia del mezzo, figli delle problematicità dell’epoca moderna da una parte e perpetratori della stessa dall’altra. Sono in parte il problema e in parte il suo lamento.

Sono d’accordo con Bacchella quando mette in evidenza alcune comunanze tra Incel e il movimento femminista essenzialista e radicale e in Atto 2: Laconophilia (inedito), emerge uno spunto interessante:

In questo video, chiamato “Femminismo. ** *** ********”, l’utente esprime la sua sul femminismo, iniziando sostenendo che attualmente ci sia in corso una propaganda mediatica femminista, e che questa sussista da almeno 10 o 15 anni. Il femminismo, continua l’autore, è un movimento d’odio che vuole instaurare in Occidente il primato femminile: esso non è mai stato egalitario in alcuna sua forma, è sempre stato un movimento d’odio atto a creare il primato femminile.

Atto 2: Laconophilia (inedito)

È vero che lo studio di genere è stato considerato una Scuola del risentimento da critici e studiosi, proprio perché si contrappone alla società maggioritaria con violenza, cercando di ribaltare la prospettiva sessista che riguarda le donne. Forti di questa critica, le femministe hanno tuttavia pensato a dei modi propositivi per incanalare la propria rabbia. Quella più interessante è la strategia discorsiva, che prende le mosse dal Discours di Foucault per cui il discorso si deve intendere non come l’insieme degli oggetti studiati, ma come il discorso prodotto dagli oggetti. In parole povere l’analisi del malcontento generale di queste minoranze deve servire a istituire un più generale discorso sulla società. Quale società? Quella occidentale del potere che ancora paga le conseguenze della modernità e che è ottimamente rappresentata dai media (di cui parla Bacchella in Atto 2: Una ricerca nel senso errato del termine, un diario nel senso stretto del termine (Re: Articoli che parlano di noi) e di cui mi piacerebbe trattare, ma in altra sede).

#JesuisPepe

Per concludere questo eterno sproloquio: la questione Incel non si può risolvere e, anzi, a mala pena è una questione. Se l’Androsfera è vittima, è vittima della modernità e lo è esattamente tanto quanto tutte le altre categorie oppresse. A differenza però di altri gruppi che si propongono di decostruire la società e le sue problematicità, l’Androsfera sembra implementare le stesse dinamiche oggettivanti che originano la sua stessa sofferenza, in un buco nero della violenza, sicuramente giustificato teoricamente, ma che buco nero rimane.

Definisco volutamente l’Androsfera categoria oppressa perchè il disagio di queste comunità è evidente e pervasivo. E anche se le reticenze nell’accoglierlo sono mastodontiche, si può fare un tentativo. Nella società postmoderna, globalizzata e virtuale, non esiste un paradigma di valori più valido di un altro e l’etica è, o dovrebbe essere, spoglia di qualsiasi dicotomia giusto-sbagliato. Ci si può approcciare alla questione Androsfera, ma rifiutando il metodo calcolante che queste persone implementano, in virtù di una strategia discorsiva. In fondo l’urlo muto di Pepe il clown (meme preferito degli utenti del blog analizzato da Bacchella) non è nient’altro che l’urlo muto di chi cerca di sfuggire alle grinfie della modernità, con i suoi paradigmi e le sue imposizioni.

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