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10 Dicembre 2019
ThinkMI: Si può vivere senza plastica a Milano?

ThinkMI: Si può vivere senza plastica a Milano?

ThinkMI: una riunione aperta con giornalisti di Milano AllNews, curiosi ed esperti che permetta, attraverso le testimonianze di tutti i presenti, di raccogliere le informazioni necessarie alla redazione di un articolo di approfondimento. Il primo ThinkMI di Milano AllNews ha avuto come tema l’eliminazione della plastica dalla quotidianità, e oltre a questo articolo è possibile sentire l’intero podcast della serata.

Rivivi l’intero ThinkMI ascoltando il Podcast

Da dove arriva questo interesse per l’eliminazione della plastica?

La plastica rientra propriamente nell’insieme dei materiali polimerici, così definiti a seguito della polimerizzazione – la reazione chimica che ne determina la produzione. L’insieme delle materie plastiche che la polimerizzazione produce è molto vasto e ancor più vasti sono gli usi che la plastica ricopre all’interno della nostra società. E’ un insieme di materiali dai molteplici usi, economico e che ha determinato una netta evoluzione del nostro stile di vita, a partire dalle condizioni migliori della conservazione degli alimenti.

Fin qui le plastiche sembrano un prodotto perfetto. Il problema è che la plastica è un materiale che si conserva talmente bene da impiegare fino a un millennio per degradarsi nell’ambiente. La maggior parte delle plastiche viene prodotta a partire dal petrolio, materia prima che nei prossimi anni diventerà sempre meno accessibile. La situazione attuale della filiera del riciclo garantisce la produzione di nuove risorse a partire dalle materie plastiche usate, come il tessuto sintetico pile, che però hanno il difetto di rilasciare microplastiche inquinanti durante l’uso o in particolare durante i lavaggi. L’unico modo che il cittadino ha per pesare meno sulla filiera del riciclo, che di per sé non è ancora perfetta, è evitare tutti quegli oggetti che rientrino nella filosofia dell’usa e getta e che vanno ad accumularsi nelle isole ecologiche di tutto il mondo.

I mari e le spiagge in particolare sono degli ambienti fortemente colpiti dall’inquinamento, non solo delle plastiche.

95%

Le spiagge italiane in cui sono stati ritrovati rifiuti urbani

80%

I rifiuti costituiti da plastiche

411

I milioni di euro spesi per la pulizia delle spiagge

Da ciò è possibile dedurre come quello delle plastiche e dell’inquinamento non sia solo un problema ambientale, né solo un problema etico. Come se non bastasse, è anche un problema economico.

Quello della plastica è diventato un problema così grosso da quando ci siamo fatti prendere la mano. La produzione è aumentata vertiginosamente negli ultimi decenni, soprattutto nel frangente della plastica a perdere: l’usa e getta.

Damiano Di Simine, Legambiente

Perché proprio in Italia, perché proprio a Milano?

L’Italia è uno dei maggiori paesi per utilizzo procapite di acqua imbottigliata. Nella nostra mentalità è radicata l’idea che l’acqua del rubinetto non sia salubre, anche a causa delle pessime condizioni in cui spesso le tubature delle abitazioni si trovano. Le analisi di laboratorio negano questo fatto, poiché a Milano è garantita un’ottima qualità dell’acqua del rubinetto e un apporto di sali minerali che potrà sembrare eccessivo rispetto a quello dell’acqua imbottigliata, ma che non è assolutamente nocivo per la salute.

Milano è la città ideale da cui partire grazie alle molteplici realtà commerciali che si occupano di questo tema e rendono più semplice al consumatore il graduale passaggio da uno stile di vita all’altro. In particolare a Milano è possibile segnalare la presenza di:

  • case dell’acqua: danno ai cittadini la possibilità di riempire i loro contenitori con dell’acqua di cui è garantita la salubrità anche nel caso in cui l’acqua del rubinetto domestico non fosse buona.
  • negozi alla spina: danno la possibilità al consumatore di acquistare prodotti a lunga conservazione privi di packaging per produrre meno rifiuti domestici.
  • esercenti che aderiscono al progetto Milano Plastic Free: una campagna realizzata dal Comune di Milano in collaborazione con Legambiente al fine di promuovere la scelta individuale dei commercianti di eliminare gradualmente la plastica e in particolare l’usa e getta dai loro punti vendita anticipando la futura legislazione. Ad oggi circa 50 esercenti hanno aderito a Milano Plastic Free e sul sito del progetto sono anche presenti delle linee guida rivolte ai cittadini.
  • punti vendita NaturaSì: supermercato di prodotti biologici con la possibilità di acquistare alla spina.
  • punti vendita Bio c’Bon: supermercato di prodotti biologici con la possibilità di acquistare alla spina.

In alternativa è anche possibile comprare i prodotti freschi al mercato del proprio quartiere oppure informarsi su quali catene di supermercati permettano al consumatore di portare i propri sacchetti per pesare gli ortaggi – catene come NaturaSì, Bio c’Bon o anche Coop.

C’è inoltre un campo di ricerca che attualmente sta dando dei buoni risultati: la produzione della bioplastica, che insieme ad altri nuovi materiali come l’acido polilattico costituisce una valida alternativa compostabile  all’usa e getta di plastica. Attenzione le bioplastiche non sono biodegradabili, ma si possono gettare nella pattumiera insieme all’umido. Sicuramente nel futuro, oltre alle leggi già in vigore sul divieto di cannucce di plastica e sull’obbligo dei sacchetti in mater-bi nei supermercati, anche questi nuovi materiali saranno promossi e quindi resi accessibili nella grande distribuzione.

Da dove cominciare?

L’utilizzo massiccio delle bottiglie d’acqua è uno dei primi temi che Legambiente è solita trattare nella diffusione di uno stile di vita senza plastica, una delle soluzioni emerse potrebbe essere quella di investire nel vuoto a rendere: l’acquisto di acqua in bottiglie in vetro che successivamente vengono restituite all’esercente e ri-riempite per poi essere rimesse in commercio. Il problema di questo metodo sarebbe comunque il trasporto delle bottiglie e il lavaggio delle stesse: entrambi i processi producono delle forme di inquinamento facilmente evitabili dal consumo di acqua del rubinetto.

Insieme alle bottiglie di acqua però ci sono molti altri elementi che nella quotidianità rientrano a far parte della filosofia dell’usa e getta: stoviglie di plastica, cotton fioc, cosmetici, capsule di caffè, filo interdentale, assorbenti. Le capsule del caffè, consumate fuori o dentro casa, potrebbero essere sostituite dalla classica moka e dall’utilizzo di un thermos per il lavoro o per l’università, mentre i bicchieri di plastica potrebbero essere semplicemente sostituiti da delle tazzine lavabili. Il filo interdentale può essere acquistato anche in seta, in cotone oppure in soia. Gli assorbenti possono essere sostituiti da quelli lavabili, oppure dalla coppetta mestruale. I cosmetici possono essere autoprodotti, come il sapone solido o lo scrub al caffè o allo zucchero.

Le esperienze individuali

Un personaggio che si occupa di plastica da oltre vent’anni è Annarita Serra, artista che attualmente vive a Milano e si occupa di realizzare le proprie opere attraverso l’uso della plastica trovata sulle spiagge della Sardegna, sua terra d’origine.

Una Venere di plastica per salvare le spiagge

Annarita ha immaginato che nel futuro, tra migliaia di anni, l’umanità e il mondo che oggi conosciamo non esisteranno più. Una civiltà aliena arriverà sulla Terra e cosa troverà? cosa sarà rimasto di noi? Plastica. Solamente plastica. Nel suo immaginario gli alieni troveranno questa plastica e penseranno che questa sarà l’unica cosa che gli umani avevano prodotto in vita, e per loro sarà come archeologia, sarà la nostra storia, sarà tutto ciò che noi abbiamo lasciato al futuro.

La domenica sono andato a fare la spesa in un noto supermercato milanese con l’intento di evitare come la peste tutto ciò che avesse packaging di plastica. Se per frutta e verdura non ho avuto particolari problemi, ho invece avuto difficoltà nel tentare di trovare carne, pesce e insalata senza plastica, almeno nel supermercato. Quindi ho comprato il comprabile (frutta, vino, pasta), sono tornato a casa, ho preso dei tapperware, ovviamente di vetro e ho cercato un macellaio e un panettiere aperti la domenica mattina.
Per averli trovati li ho trovati, un macellaio kosher vicino casa mia e un panettiere arabo in fondo alla strada. 
Il macellaio mi ha guardato molto male quando gli ho chiesto di mettermi la carne nel tapperware, e mi ha pure detto “credo proprio non sia a norma, sai?”
Fortunatamente il panettiere mi ha dato il pane in un sacchetto di carta e non ho dovuto spiegargli nulla.

Marco Bacchella, redazione di Milano AllNews

Oltre all’esperienza di Marco possiamo osservare anche quella di una realtà sociale che si sta impegnando nella buona riuscita di questo percorso: Nolo Plastic Free, rappresentato per l’occasione da Raffaella Cicogna e Matteo De Simone.

Nolo Plastic Free è un movimento di quartiere che organizza eventi e divulgazione sul tema del vivere senza plastica. Forniscono agli abitanti di NoLo degli strumenti – come la tecnica per autoprodurre il sapone solido – e anche uno spazio in cui tutte le persone interessate a questa scelta di vita possano trovarsi e scambiarsi informazioni.

Secondo i rappresentanti di Nolo Plastic Free è necessario modificare la propria forma mentis per capire che tutte le comodità a cui siamo abituati oggi non sono né sane né sostenibili sul lungo periodo. Al fine di raggiungere questo cambiamento, durante il Festival semiserio della canzone SanNoLo la realtà di Nolo Plastic Free ha vinto un bando con cui ha fatto un accordo con un produttore per la fornitura agli esercenti del quartiere di stoviglie usa e getta biodegradabili.

No alle challenge

Un altro dei punti trattati è stato quello della gradualità del cambiamento. Francesca Boni, fondatrice del sito Il Vestito Verde sostiene l’idea secondo cui effettuare una challenge, una sorta di sfida in cui da un giorno all’altro si è costretti a privarsi totalmente di tutti gli oggetti e di tutte le abitudini acquisite, sia controproducente. Ogni persona deve effettuare le sue piccole scelte con i propri tempi, e anche un gesto in più, un bicchiere risparmiato, un sacchetto di plastica in meno fanno la differenza.

L’importante non è fare la scelta giusta, ma quella migliore per ognuno di noi.

Francesca Boni

Il Vestito Verde è un sito che si occupa di classificare ogni valida alternativa alla fast fashion, ad oggi la seconda industria più inquinante del mondo. Il sito si prefissa di catalogare ogni brand, fisico o online, in base alla posizione geografica su scala nazionale, alle caratteristiche e all’offerta affinché per il consumatore sia più semplice individuare marchi etici che incontrino le proprie necessità.

In definitiva, si può vivere a Milano senza plastica?

La conclusione è che sì, Milano è una città dalle innumerevoli risorse in cui le alternative alla plastica esistono non solo sotto forma di prodotti ma anche sotto forma di iniziative (Nolo Plastic Free, Milano Plastic Free, Il Vestito Verde) ed eventi (Nolo Fringe Festival, Festa del Giappone e Estate Sforzesca sono solo alcuni esempi). Vivere senza plastica è facile e immediato? Indubbiamente no. Però, come Greta Thunberg ci ha ricordato negli ultimi mesi, non abbiamo un Pianeta B e per questo vale la pena almeno di provarci.

Alla redazione di questo ThinkMI hanno partecipato:
Annarita Serra, Isabella Tibaldi, Andrea Zampollo, Beatrice Agnese Molteni, Teresa Ricci, Francesca Boni, Matteo De Simone, Viviana Carbone, Marco Bacchella, Damiano Di Simine, Alma Siciliano, Raffaella Cicogna.

Fonti:
www.plasticfree.milano.it/
www.milanoblu.com
Riciclaggio della plastica
Materie plastiche
www.facebook.com/noloplasticfree
www.ilvestitoverde.com
www.annaritaserra.com
http://www.retezerowaste.it/

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Scritto da
Camilla Esposito

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