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20 Giugno 2021
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THE SQUARE

THE SQUARE

Christian è il curatore di un museo di arte contemporanea di Stoccolma che gestisce lo spazio per l’installazione “the square”: l’opera è un quadrato che rappresenta “un santuario di fiducia e altruismo, dove ognuno ha uguali diritti e doveri”. Ruben Ostlund dopo “Forza maggiore” scrive e dirige una lunga e grottesca opera sulla (dis)umanità del mondo attuale, cui pone una domanda: quanta crudeltà è necessaria per la nostra umanità? Il quadrato simboleggia un luogo ideale dove attraverso fiducia e altruismo si possa ritrovare il rispetto di sé stessi e degli altri e dove ogni diritto e dovere devono essere eseguiti. Peccato che Christian (e non solo lui) si dimentichi di questo messaggio artistico e non lo applichi alla vita di tutti i giorni. Se infatti Christian è in grado di chiedere aiuto al prossimo non riesce ad ascoltare chi lo chiede a sua volta. Come dire che il mondo predica bene e razzola male. Nulla di nuovo perciò, se non fosse che qui il regista affronta il tutto in maniera forte, ironica e singolare, che fa pensare e rimane dentro chi guarda. Ti fidi o non ti fidi del prossimo? Facile rispondere se è un’installazione artistica. E se è vita reale? In questo senso la divisione tra il reale (della vita) e il non reale (dell’arte) è molto sottile. Utilizzando ironia e black humor alla svedese Ostlund costruisce il suo film, un film terribile nella sostanza più che nella forma, fatto di scrittura più che di manierismi formali, un’opera che criticando il mondo dell’arte si scaglia contro la società attuale che non è capace di guardare chi ha realmente bisogno ma si gira dall’altra parte, sperando di non esser(n)e toccato, come suggerisce la splendida e disturbante scena della cena-performance. Tanta carne al fuoco, forse con molti, troppi punti di riflessione: è chiaro che 142 minuti sono difficili da gestire nel ritmo e nel (dis)equilibrio in cui il film sembra a volte dimenarsi, ma forse è propria questo non-equilibrio a renderlo bello e interessante. Interpretato da un buon cast internazionale (Elizabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Claes Bang) ha vinto la Palma d’oro al festival di Cannes 2017. Un film inconsueto, riuscito e decisamente non adatto a un grande pubblico. Da vedere.

 

IN PROGRAMMAZIONE nei cinema ANTEO (SALA RUBINO in versione originale con sottotitoli), ARLECCHINO, MEXICO e UCI CINEMAS BICOCCA di MILANO

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Adriano Cavicchia
Scritto da
Adriano Cavicchia

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