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12 Luglio 2020
Reinventare i tempi della città

Reinventare i tempi della città

Reinventare i tempi

Nel lontano 1990 la giunta Pillitteri introdusse tra le deleghe assessorili quella sui tempi della città.
Era una novità assoluta che andava incontro alle nuove esigenze e ai nuovi bisogni dei cittadini. Non era facile cambiare abitudini consolidate, ma Milano era ormai diventata una metropoli che non poteva più non porsi il problema della mutata realtà economica e sociale.

Vennero modificati gli orari delle scuole e degli asili e anche dei mezzi pubblici. Purtroppo il buon lavoro venne interrotto dalla bufera di Mani Pulite.
Ora il corona virus ci ha chiamato drammaticamente a riprendere in mano quel filo che si era interrotto. Anche perché i ritmi di Milano erano diventati eccessivi, insostenibili.
Ora vi  è un imperativo immediato: evitare gli affollamenti.

Ripartiamo dalla scuola. Spezzando gli orari di entrata e di uscita. Diluiamo i giorni di frequenza. Si potrebbe ripristinare il sabato. Nelle aziende mantenere ed incentivare il lavoro da casa.
Come per la scuola, vanno modificati gli orari e in molte industrie è già in essere e ragionare su sette giorni lavorativi. Tutto questo deve essere supportato da mezzi pubblici efficienti, soprattutto i treni dei pendolari. In alcune nazioni vi è il numero chiuso, oltre un tot di passeggeri non si sale. Mi sembra una buona idea. Per i ristoranti anticipare l’apertura come avviene in gran parte del mondo.

Il tempo a disposizione è poco. Milano tornerà a correre. Qui le idee non sono mai mancate.

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Roberto Caputo
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Roberto Caputo

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