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8 Agosto 2022
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Mia carissima… Strage di Via Palestro

Mia carissima… Strage di Via Palestro

Miei Carissimi Milanesi,

quello che trattiamo in questa puntata del programma, l’ultima della stagione prima della pausa estiva, è un argomento che potrebbe urtare la sensibilità di alcuni, proiettandoli in tempi che vorrebbero dimenticare.

Eppure, solo ricordando, e facendo conoscere, certi eventi, è possibile evitare che essi si ripetano. Soprattutto quando si parla di eventi gravi, come la Strage di via Palestro, connessi a dinamiche che hanno ancora oggi radici molto ferme nella società italiana.

[Il modo migliore di] ricordare le vittime degli attentati del 27 luglio 1993 è vivere lo Stato di diritto, [affinare] il senso civico, essere cittadini attivi mettendo da parte l’egoismo.

Nicola Perna

Nicola Perna, presidente dell’associazione dei vigili del fuoco Carlo la Catena, e Francesca Ragusa, referente dell’associazione Unilibera Milano, condividono l’intento e la visione del nostro direttore Fabio Ranfi, denunciando apertamente i sotterfugi e la corruzione, tanto politica quanto sociale, che hanno portato agli eventi del biennio 1992-1993.

Nella sera del 27 luglio 1993, un ordigno esplosivo posto all’interno di un’automobile parcheggiata davanti al PAC di via Palestro ha causato la morte di quattro vigili del fuoco, tra cui il cognato di Nicola Perna, Carlo la Catena, e di un venditore ambulante che riposava su una panchina all’interno del parco.

Le motivazioni dell’attacco sono spiegate da Francesca Ragusa: la cosiddetta Trattativa Stato-Mafia, una pagina nera della storia politica italiana, in cui alcuni politici corrotti avevano instaurato trattative con Cosa Nostra, che, per aumentare il loro potere contrattuale, decise di uscire dalla Sicilia e colpire alcuni simboli della cultura contemporanea italiana, tra cui il PAC di via Palestro.

Presumibilmente, la vera finalità dell’associazione mafiosa era quella di creare l’opportunità per un colpo di Stato, poiché mentre due ordigni simili a quello piazzato a Milano esplodevano nella Capitale, cadde ogni forma di comunicazione con Palazzo Chigi, per la prima volta nella storia della Repubblica.

Ricordando il cognato morto, Nicola Perna sottolinea come l’intento di arrecare danni all’ordine pubblico e alle istituzioni è evidenziato dal fatto che gran parte delle vittime di questi attentati apparteneva alle forze dell’ordine.

Che cosa ha significato la Strage di via Palestro per la città?

Gli attentati del 27 luglio 1993 chiudono un biennio segnato dal terrore, e lo fanno creando una nuova consapevolezza: che la mafia, o per meglio dire LE mafie, erano presenti anche nelle grandi città del Nord Italia. Un pensiero scomodo, per i milanesi dell’epoca, così intenti a non voler affrontare la realtà da permettere il proliferare delle operazioni mafiose all’interno della città.

Una presa di coscienza, e comunque non completa, della problematica è stata adottata solo in tempi molto recenti, come indica il fatto che la targa commemorativa posta in via Palestro, prima del 2013, recitava “in memoria delle vittime di un vile attentato”, senza alcun riferimento allo stampo mafioso dell’attentato.

Via Palestro è il luogo in cui i milanesi hanno detto no alla mafia.

Fabio Ranfi

Per questo motivo l’azione di sentinelle come l’associazione dei vigili del fuoco Carlo la Catena, e di realtà che fanno dell’informazione e della formazione la loro raison d’être, come Libera, è fondamentale. E proprio Libera, in particolare, si adopera per la diffusione della consapevolezza e della conoscenza di quanto accaduto, mediante una diffusione capillare sul territorio nazionale che cerca di raggiungere anche i giovani, grazie ad Unilibera.

Miei Carissimi Milanesi, è facile, soprattutto in questo periodo sotto la morsa di un caldo che rende faticoso anche solo arrivare a fine giornata, interessarsi a realtà che vengono percepite come appartenenti ad altri tempi e ad altri luoghi; eppure, stiamo vivendo un periodo davvero critico per la stabilità delle istituzioni centrali, e lo spettro della corruzione e delle mafie aleggia nell’aria dell’incertezza.

Solo conoscendo e facendo propria la problematica è possibile evitare che il passato si ripeta.

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