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14 Aprile 2021
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Matteo Nassigh e la Cura per chi Cura

Matteo Nassigh e la Cura per chi Cura

La storia di Matteo è incredibile. E inizia nel 1998, con la sua nascita, e da quel giorno non ha mai smesso di sorprendere e di superare i suoi limiti.

Dopo la sua nascita è stato colpito da una severa asfissia dovuta a colpevole negligenza nell’assistenza al parto gli causa una grave tetraparesi spastica e tanti altri problemi.

Questo non l’ha fermato e ha deciso di investire il suo risarcimento per aprire la sua associazione, Cura per chi Cura, per aiutare quante più persone possibile. L’associazione è nata quattro anni fa, mentre Matteo era all’ultimo anno di liceo. Non sapeva che cosa fare dopo la maturità, non aveva più voglia di studiare perché per lui studiare diventava sempre più faticoso, nonostante gli piacesse tantissimo. Anche lavorare come gli altri era molto difficile, ma Matteo aveva tantissime cose da dire. Per questa ragione, grazie all’aiuto della sua famiglia e di alcuni amici, ha costituito l’associazione e ha comprata una vera e propria casa.

La scelta del nome non è casuale. Se ci si prende cura di chi cura le persone, queste ultime non si sentono isolate, ma parte di una comunità e la loro fatica acquista un significato. Ed è ancora più importante delle terapie, e di tutto ciò che di solito si fa. E nessuno ci pensa.

E oggi a Good Morning Milano Matteo Nassigh, grazie anche all’aiuto della sua facilitatrice Ivana Basile, ha raccontato la sua storia e la sua associazione. E della sua cura per chi cura.

La disabilità, spiega Matteo, viene vista come una sfortuna ma non è così. È solo una condizione diversa dell’essere e può insegnare tantissimo a chi si prende cura di loro. Perciò è molto importante prendersi cura di chi cura, perché i disabili portano bellezza e significato alla vita, ma occorre saperli vedere.

Ho firmato il rogito per la casa dell’associazione con il pennarello in bocca. Volevo un luogo dove tutte le persone potessero stare bene insieme, perché la diversità è un’opportunità per tutti, anche perché tutti siamo diversi, non solo io.

Il covid non ha fermato Matteo e la sua associazione. Due volte a settimana ci sono i laboratori con i bambini con tutte le abilità, così possono conoscersi e stare bene. Hanno anche attività che ora sono online, come il gruppo genitori. Hanno, infatti, un gruppo genitori che si ritrova e si confronta. Parlano di come stanno e quali emozioni hanno.

Questa scelta è fondamentale perché nessuno chiede ai genitori come stanno, cosa provano, come vivono quella situazione. Le attività sono esclusivamente per i genitori, perché è importante che abbiano un loro spazio di confronto che sia solo tra adulti.

Altre attività, invece, sono rivolte a tutta la famiglia, perché i genitori siano insieme ai propri figli e imparino a vedere quello che c’è in loro. Non solo la fatica, ma anche il bello.

L’associazione lavora anche nelle scuole, dove svolgono dei percorsi di educazione alla diversità. Si tratta di incontri con Matteo e con delle educatrici per far riflettere sul valore della diversità, per prevenire il bullismo.

Se si accetta la propria diversità, si può vedere con occhi diversi quella altrui.

All’inizio nelle scuole il lavoro non è stato semplice, spiega Matteo, «mi vedono come un extraterrestre, poi vado via e sono un loro amico. Appena mi vedono non capiscono che io sono una persona che pensa e, quando se ne accorgono, mi fanno tantissime domande. E sono felici di conoscere una persona come me». Purtroppo gli incontri nelle scuole ora sono fermi, ma Matteo è impaziente di tornare.

Ma Matteo non si ferma mai. Ed è pieno di passioni. Ama viaggiare e hanno un camper, con cui hanno girato quasi tutta l’Europa. Adora uscire con gli amici, ama lo sport (sia guardarlo che praticarlo), stare con le persone, parlare con loro. E qui c’è un altro pregiudizio da sfatare. Parlare si può sempre fare, anche le persone con disabilità possono sempre emozionarsi, stare con gli altri, godere delle cose, vivere una vita piena, avere passioni.

Ho giocato anche alla boccia paraolimpica, perché noi non siamo soprammobili, ma siamo persone con la voglia di cambiare la società.

Aiutare l’associazione è possibile, i volontari sono sempre i benvenuti. Il volontario ideale, spiega Matteo, deve essere una persona che guarda oltre e non si ferma alle apparenze e che abbia voglia di mettersi in gioco.

Crediti immagine di copertina
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