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11 Dicembre 2019
Lettera aperta al sindaco Beppe Sala

Lettera aperta al sindaco Beppe Sala

La scorsa settimana ho scritto una lettera al sindaco Beppe Sala in prossimità dei vent’anni dalla morte di Bettino Craxi. La mia lettera ha aperto un dibattito in città che spero sia in grado di superare le solite diatribe politiche e che sappia rendere una corretta memoria storica. 

Caro Beppe,

è il 1973, da poco, in Cile si è instaurata la dittatura di Pinochet. Un golpe che ha stravolto la storia di un Paese e che ha portato alla morte del Presidente Allende. In Italia, c’è un uomo che si batte con forza contro questa dittatura per la liberazione del popolo cileno e si reca sulla tomba di Allende a rendergli omaggio, rischiando la propria vita. 

Lo stesso uomo che lotta contro i colonnelli in Grecia o il regime franchista in Spagna e che traghetta l’Italia verso un ruolo di primo piano attraverso una politica estera importante e coraggiosa, che gli vale la nomina di Vicepresidente dell’Internazionale Socialista. 

È il 1989 quando viene nominato rappresentate personale del segretario generale delle Nazioni Unite in una missione internazionale con lo scopo di una rapida riduzione del peso del debito dei paesi in via di sviluppo. Un incarico mai ricoperto prima di allora da un italiano.

È la notte tra l’11 e il 12 ottobre 1985, il presidente della Repubblica è Cossiga, Spadolini ministro della Difesa e Andreotti degli Esteri, quando l’allora presidente del Consiglio, a Sigonella, rende l’Italia un paese sovrano, schierando carabinieri e aviatori.

Dall’83 all’86 guida l’Esecutivo più longevo della storia della Prima Repubblica misurandosi con l’inflazione che piega il Paese e abbattendola. 

Durante il rapimento di Aldo Moro è uno dei pochissimi politici a spendersi pubblicamente per la sua salvezza, quando Pci e Dc scelgono, invece, la linea della fermezza. 

Sono certo che tu abbia capito di chi sto parlando. 
Ma torniamo alla nostra Milano, Beppe.
Bettino Craxi, è stato assessore a Palazzo Marino e ha rappresentato Milano prima in Parlamento, poi al Governo e nel mondo. 

A gennaio saranno vent’anni dalla sua morte e io credo che la nostra città e il nostro Paese siano pronti ad andare al di là di quella che è stata una vicenda giudiziaria dai tratti a dir poco contraddittori e che ha finito per minimizzare il calibro di uno dei personaggi più di spicco del panorama italiano. 

Caro Beppe, a te chiedo il coraggio democratico di rendere un segno di pacificazione: che sia un fiore, una strada, una piazza, un giardino, una targa o quello che preferirai. 

So che non sarà facile e che avrai contro un pezzo importante della tua maggioranza e di tutti i giustizialisti di professione. Non si tratta di una questione giudiziaria però, ma di una corretta memoria politica.

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Roberto Caputo
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Roberto Caputo

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