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8 Maggio 2021
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Less is more, MilanoAmbiente per una decrescita felice

Less is more, MilanoAmbiente per una decrescita felice

Si parla sempre più spesso di ambientalismo. Ci si riempie di parole sul rispetto e sulla salvaguardia di quello che ci circonda. Dell’importanza delle scelte quotidiane. Ma quali sono le decisioni che nel nostro piccolo possono fare davvero la differenza?

E con Stefano Golfari, giornalista e direttore di Milanoambiente, si è ragionato proprio sull’importanza del definirsi ambientalisti nel quotidiano e, in particolare, in una città come Milano, sempre attenta ai temi green.

Milanoambiente, nato come rivista cartacea sul finire degli anni Settanta, oggi è nella sua veste online, più contemporanea. È una realtà di fondamentale importanza a Milano che non si impegna solo romanticamente per la difesa dell’ambiente, ma è anche nel concreto, tra sensibilizzazione e azioni quotidiane.

«Siamo sicuri che vi ricorderete di Milano Ambiente, al di là della nostra breve e, spesso “inutile”, esistenza», si legge sul loro sito.

Il giornale parla di Milano e a Milano, riducendone un po’ quell’immagine idilliaca tanto diffusa, dimostrando come e quanto si possa migliorare. Con l’idea che l’ambientalismo vada inserito in una vera e propria filosofia ambientalista, in una visione del mondo e della vita differente. E ciò si nota anche dalle interviste ad importanti filosofi, sociologi, politologi che parlano anche di argomenti “alti”. Ad esempio, solo per citarne alcuni, Franco “Bifo” Berardi, Luciano Valle, Marco Morosini. Ma non solo, sono in contatto anche con i comitati cittadini e con le associazioni ambientaliste del territorio. Scelta fondamentale per fare rete e apportare insieme un cambiamento.

E come portare un cambiamento? Milanoambiente parte proprio dai punti chiave di forza del capoluogo lombardo. Primo fra tutti la moda. Il giornale porta avanti una battaglia insieme ad un’associazione ambientalista, Essere animali, per bandire da Milano la vendita delle pellicce, come avviene già in altre metropoli internazionali, come New York e San Francisco. Questa scelta avrebbe un valore simbolico fortissimo, data la nomea di Milano città in prima fila nel panorama del fashion.

La discussione per noi deve essere, a un tempo, quella delle grandi impostazioni filosofiche, politiche e sociali, ma dall’altra parte deve impattare nella vita dei cittadini milanesi.

E il primo passo per andare controcorrente in questo mare di buone idee ma di scarsi risultati è lottare contro il nemico reale, il business ethic. Molto spesso, infatti, si aderisce a tematiche ambientali, ritenendo queste ultime un modo per fare business, per generare maggiore indotto. Perché prioritario nella società contemporanea è creare lavoro, sempre più lavoro. Sempre più crescita. Sempre più.

Ciò che non si intuisce nella società contemporanea è che parlare di ambientalismo autentico vuol dire parlare di decrescita felice. L’ambientalismo è quella presa di coscienza che ti fa capire quanto occorra abbassare il livello di produttività della società.

Il tema della decrescita è fondamentale per chi si approccia all’ambientalismo contemporaneo. È un’azione di antagonismo, controcorrente rispetto alla crescita economica, immaginata e realizzata sempre in positivo.

La difficoltà per Milano è che fino a ieri è stata la città del più avanzato fronte produttivo progressista, la città che creava PIL, lavoro, nuove possibilità di fare industria. La città che cresceva, che dall’EXPO in poi ha aumentato il numero di abitanti senza fermarsi. E qui c’è un altro punto centrale: il dibattito ambientalista non va in questa direzione, non supporta le metropoli in crescita esponenziale, con sempre più abitanti e quindi forza lavoro. L’ambientalista vuole spazi verdi, una densità abitativa che più bassa è e meglio è.

Questo non deve lasciar intendere che l’ambientalismo viva di ingenuità. Con la decrescita felice non si vuole togliere potere a Milano. Si tratta di inserire in questo percorso di crescita delle nuove strade e delle nuove idee. Ad esempio, tornando ad occuparsi attivamente dei suoi cittadini che non abitano più in città perché hanno preso casa fuori.

L’ambientalista che ci piace è quello che ragiona. Non basta il greenwashing.

Milano ha raggiunto importanti traguardi, ma deve approfondire la sua coscienza ambientalista. E un altro punto su cui insistere, oltre alla moda, è legato all’alimentazione sana e sostenibile.

Ma come fare a cambiare delle abitudini così radicate nella quotidianità di ognuno?

Golfari lo spiega bene. Il governo ambientalista di Milano dovrebbe iniziare a porre dei divieti, come già avvenuto in passato con l’inquinamento automobilistico. Proprio questo tipo di impostazione applica degli obblighi, dei cambi di abitudine anche fastidiosi per i cittadini e le cittadine, che dovrebbero coinvolgere anche il comparto ristorazione. Milano dovrebbe continuativamente promuovere il vegetariano, il vegano e cercare di dissuadere quegli stili alimentari che fanno male. Quel consumo compulsivo di carne.

Non è semplice essere ambientalisti oggi, servono scelte difficili. E una di queste è legata alle nostre scelte alimentari, perché ciò che generano le cattive abitudini è devastante a livello ambientale (e non solo). E qui non si parla del mero consumo di carne, ma di carne mal prodotta e poco sana.

L’allevamento intensivo, prosegue Golfari, deve essere combattuto da una Milano che deve essere e vuole essere una città ambientalista. «Io attendo che anche l’argomento della ristorazione debba essere reimpostato. E questo forse è l’argomento più nuovo e più complesso. Fa capire che l’ambientalismo passa da queste scelte apparentemente banali», conclude.

L’ambientalista moderno e l’ambientalista milanese è l’uomo o la donna che decidono di sperimentare e di essere un nuovo modello di progresso, dove la parola progresso perde gran parte del senso degli ultimi 100 anni. Vuol dire fare meglio con meno.

E c’è un problema perché tutta la nostra economia è basata sul buttare e comprare. E così in loop infinito. Invece si dovrebbe produrre meno, acquistare meno, coltivare invece che comprare, cucinare invece di ordinare da un’app. Il vizio di forma è che, così facendo, si entra in conflitto con tutti quegli elementi utili e comodi della modernità.

L’errore è pensare che l’ambientalismo sia una scelta comoda, afferma scherzosamente Golfari. E invece è una scelta che costa impegno e fatica. Ed è una scelta alimentata dalla discussione ed è a questo che vuole portare MilanoAmbiente, ad una discussione costruttiva. Tutto si può fare e tutto si può migliorare.

E, anche per queste ragioni, siamo sicuri che ci ricorderemo di MilanoAmbiente.

Crediti immagini di copertina
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