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20 Giugno 2021
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Il mondo delle cam girls: intervista a Regina

Il mondo delle cam girls: intervista a Regina

Una rubrica che si propone di essere femminista non può non proporre una riflessione sul complesso tema del sex work. L’ultimo articolo di Milano AllQueer, Le strade mercenarie del sesso… ma non solo, si proponeva di offrire una visione complessiva di questo fenomeno. Questa settimana ho deciso di cavalcare l’onda per illustrare un aspetto del sex work poco conosciuto: il mondo delle cam girls.

Uno dei rari modi di dire non stigmatizzanti sul sex work è il classico: “la prostituzione è il lavoro più vecchio del mondo“.
A pensarci è vero, si hanno notizie di prostitute e meretrici fin dall’inizio dei tempi, ed è interessante vedere come, con il sorgere dell’era digitale, anche questa professione si è adattata.

Le cam girls (spesso donne, ma anche coppie, uomini e persone non binarie) lavorano su apposite piattaforme online, siti in cui offrono performance allusive tramite webcam, su richiesta di un pubblico virtuale pagante. Digitare “cam girl” su un qualsiasi motore di ricerca, mostra quanto la rete sia satura di piattaforme apposite, ma cosa significa davvero essere una cam girl?

Ci risponde Regina, ex cam girl di venticinque anni, la nostra guida alla scoperta di questo mondo così sconosciuto.

Qui di seguito l’intervista:

In conclusione a questa intevista proporrei alcune riflessioni.

In primo luogo, parlare con Regina, ha messo in evidenza che, quando da femministu ci si approccia al sex work, ci sia il rischio di romanticizzarlo. Ridurre le varie sfumature della libera professione del sesso a un ideale di soldi facili ed empowerment rischia di idealizzarla, invece che destigmatizzarla. Regina ci ha presentato uno scenario realistico di cosa significa fare la cam girl, parlando in modo molto pragmatico delle problematiche che questo lavoro presenta. L’immagine che ha dipinto è estremamente oggettiva e realistica e credo che sia proprio mostrando luci e ombre di questa professione che possiamo liberarla dallo stigma.

Questo ci porta alla seconda riflessione: chi decide di fare la cam girl si scontra inizialmente con problemi di privacy e anonimato, per poi fare i conti con truffe e scam dei clienti. Ma il problema più grande sono forse le istituzioni che non tutelano le sex workers.
Nello specifico, per quanto riguarda il mondo delle cam girls, non guadagnare abbastanza significa dover cercare altri modi per mantenersi, guadagnare abbastanza d’altra parte comporta il serio rischio di incorrere in frode fiscale.


Lottare per il riconoscimento e la tutela delle sex workers è combattere contro Golia. Il nascondersi dello Stato dietro un modello abolizionista e l’ostinazione a dipingere la prostituta come una vittima da salvare, inevitabilmente fomenta lo stigma. Finchè la condizione del lavoro sessuale è questa, non si può parlare di empowerment.
Pensare di fare la sex worker in Italia significa mettersi in una posizione di rischio non indifferente e le istituzioni, credendo di proteggere le donne, in realtà complicano solo la loro condizione.

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