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10 Dicembre 2019
La Firma del Mese. Milano vestita d’Agosto

La Firma del Mese. Milano vestita d’Agosto

La mia serie fotografica di Milano vestita d’Agosto è nata l’anno dopo Expo, nell’agosto 2016 dove finalmente mi sono fermata a riposare dopo l’avventura iniziata il primo maggio 2015, continuata con il Progetto Recupero Verde Expo e la campagna elettorale per le Elezioni Comunali. Da quella estate, ogni anno, per me è diventato importante e necessario vivere questi istanti di città deserta. Silenzio e solitudine che mettono ordine tra i  pensieri affollati dalla vivacità e socialità milanese. I giorni passati a camminare e guardare strade e palazzi respirando una calma tranquilla che dona pace e sorridendo alla città che regala istanti di sospensione perfetta. Amo la vitalità di Milano ma, appunto per questo, amo gli attimi in cui tutto rallenta e il cuore si può adeguare al nuovo ritmo. Il ritmo del silenzio e dell’ascolto. Della scoperta di quella parte intima della città, quella più viva e vera, che appartiene a ognuno di noi in modo diverso e riequilibra il caos vissuto il resto dell’anno.

Le vacanze servono a prendersi una pausa e dedicarsi a se stessi. Che siano viaggi di scoperta o completo relax, non è il luogo che è importante ma l’attitudine. La ricerca di una pace interiore che  doni energia e faccia sorridere. Milano ad agosto diventa rigenerante perché riesce a mettermi in relazione con quella parte di me che nel resto de tempo è dedicata agli altri. Milano ad agosto sa essere bellissima e mi prende per mano per farmi viaggiare attraverso luoghi in cui solitamente passiamo di corsa.

Ho avuto la fortuna di lavorare per Expo Milano 2015, così come l’occasione di essere presente durante le fasi di smantellamento dei padiglioni all’interno del sito. Alcuni l’hanno visto nascere, in parecchi si sono goduti i 6 mesi di vita ma pochi hanno assistito alla fase “distruttiva” che ritengo, seppure triste e malinconica, affascinante e degna di nota, un po’ come la mia Milano d’Agosto. Vivere quel vuoto, quell’assenza, mi ha infatti spinto a fare un ritratto della città che ha ospitato Expo: Milano. Nel momento in cui la sua essenza è messa a nudo. Milano vestita d’Agosto è diventata così un tributo fotografico spontaneo. Cogliere la sospensione degli spazi vuoti prima del ritorno alla frenesia è stata quasi un’opzione fisiologica, ludica. Essere parte di un momento in cui tutto rimane sospeso ma, in realtà, si muove. Il desiderio di immergermi nel silenzio urbano e vivere il suo lato luminoso e abbagliante. La città in quegli attimi è totalmente mia, al contrario del resto dell’anno in cui faccio parte di una collettività. Milano in questi giorni mi appartiene ed entro in connessione con la sua anima. E’ una scoperta reciproca, esteriore e interiore.

Come fa un cantiere con ruspe e detriti a competere con il decumano pieno di gente, suoni e profumi? In che modo Porta Venezia deserta a Ferragosto regge il confronto con un aperitivo sui Navigli in un venerdì di maggio o con piazza del Duomo illuminata la Vigilia di Natale?

Semplice: la bellezza ha tante forme di espressione e prende vita in ogni modo, luogo e momento. Basta solo saperla guardarla con gli occhi giusti e apprezzarla in tutte le sue sfaccettature.

Ecco quindi il collegamento fra le due rappresentazioni, in apparenza distinte ma in realtà molto simili. Expo ha lasciato un grande vuoto ma non si è di certo concluso con la demolizione e riadattamento del sito. E così è anche per Milano ad agosto, pronta a ripartire a 1000 km/h il mese successivo, con la solita routine da un lato come con le tante novità e le sue continue trasformazioni dall’altro.

Mi chiamo Elena Galimberti e questo è il mio racconto della bellezza del cambiamento. Una  storia in cui ho cercato di cogliere con le immagini l’attimo sospeso, il momento del vuoto in cui il seme del presente viene coltivato con la consapevolezza che la trasformazione e l’incertezza riescono ad acquisire una forma. Quella del futuro.

Elena Galimberti

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