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11 Dicembre 2019
Diario di una settimana a Nolo

Diario di una settimana a Nolo

Abbiamo passato, in occasione del Nolo Fringe festival 2019, una settimana come ospiti a Nolo. Mentre eravamo lì, ci siamo accorti di alcune meccaniche che difficilmente si possono ritrovare in altri quartieri di Milano e abbiamo parlato con alcuni abitanti di Nolo per capirle meglio.

Lunedì

Cos’è NoLo?
Questa è una di quelle domande che può trarre in inganno tutti coloro che non vivono a nord di Loreto.   
NoLo è un toponimo di origine anglosassone: secondo gli abitanti della zona non si sa perfettamente chi ha deciso di cominciare a riferirsi a questa zona come NoLo seguendo l’esempio della nomenclatura utilizzata per SoHo, uno dei quartieri più celebri di Londra New York (correzione del 19 Giugno ore 10:45), chiamato così per il fatto che stia a Sud di Houston Street, in inglese South of Houston Street, e NoLo si posiziona a Nord di Loreto.

Dove inizi e dove finisca è oggetto di dibattito, anche se circola una mappa non ufficiale che va a creare discussioni ogni volta che si tira fuori. 
Per i più fiscali il quartiere ha confini precisi e delineati; non è un luogo mentale con cui identificarsi ma esiste un inizio e una fine: comincia da Loreto, il confine ovest è la massicciata ferroviaria, il confine a nord sono i binari e il confine ad est è via Leoncavallo.

Gli abitanti più aperti invece sostengono che si possa arrivare ad ovest fino ad oltre la stazione, quindi in via Gluck o via Zuretti.
A nord ci si potrebbe spingere oltre i binari, fino a toccare La Martesana.

Mappa ufficiale di NoLo

La questione provoca un acceso dibattito tra i nolers, ovvero i cittadini del posto, come dimostrano alcuni graffiti deturpati che evidenziano lo scontro di idee sui confini di NoLo.

Martedì

Ciò che aggiunge dell’incredibile al fenomeno di NoLo è la sua storia. Basti pensare che centocinquanta anni fa gli edifici e le costruzioni che oggi vediamo non esistevano ancora, poiché tutto ciò che circondava la Martesana erano principalmente campi.
Il quartiere venne costruito in poco tempo, tra il 1900 e il 1920, e negli anni ’60 assistette a un’ondata migratoria che dal Sud d’Italia si spinse a Milano e trovò rifugio a nord di Loreto.
Passeggiando per Nolo si possono cogliere le tracce di quegli anni in alcune delle attività commerciali: ne è un esempio la Taverna dei Terroni all’interno del Mercato Comunale.

Tra gli anni ’90 e i primi del 2000 il quartiere si popola di cittadini latinoamericani, nordafricani e orientali e diventa noto alle cronache per fenomeni di spaccio, prostituzione, scippi e case occupate.
Negli ultimi anni Nolo è stato però soggetto a un’opera di riqualificazione, ospitando studenti, artisti ed eventi di vario genere, diventando un fenomeno unico e moderno.

Mercoledì

Ora che abbiamo stabilito i paletti geografici in cui il quartiere è delimitato, e vi abbiamo raccontato la storia sommaria del quartiere, possiamo stabilire quando NoLo è diventato tale? Quand’è che ha smesso di essere quartiere dormitorio soggetto ad immigrazione massiva e ha cominciato a essere quartiere in cui si vive? Quand’è che ha cominciato a essere un’entità riconoscibile, e lo è davvero?

Abbiamo fatto queste domande sia a persone che hanno vissuto qui tutta una vita sia a persone che sono arrivate qui da poco senza che avessero l’occasione di parlarsi tra di loro.
Innanzitutto ci hanno detto che il movimento NoLo, quello che ha portato al NoLo Fringe festival, al SanNoLo e a Radio Nolo, è slegato e successivo alla costruzione di una differenziazione d’identità interna al quartiere. Una premessa che ci è sembrata anche strana: le credevamo interconnesse in modo drastico.

A differenza dei quartieri riqualificati con l’aiuto di grandi aziende come Isola e CityLife, NoLo non ha avuto la stessa sorte, e la riqualificazione è dovuta partire dal basso, con gli investimenti dei privati.
Gli esercenti, in modo indipendente tra di loro, hanno deciso di riqualificare l’area che gli stava intorno, creando luoghi d’aggregazione e punti d’interesse a usufrutto di tutti coloro che avessero voglia di condividere momenti di vita insieme.

Questa contrapposizione Isola-NoLo è molto sentita dai nolers, che citano Isola come esempio da non seguire, come un progetto privo di vita comunitaria di quartiere, senza un vero motore fatto di interessi comuni.

Questa dicotomia, per quanto interessante, è anche piena di incertezze, almeno per chi è mero spettatore come noi: Isola è percepita come una discontinuità all’interno di un sistema NoLo fatto di continuità, ma nella vita cittadina di tutti i giorni, il contrario è vero.
NoLo è l’eccezione e Isola è la normalità a Milano.
Perché dobbiamo ricordarci che Milano, per quanto cosmopolita e acquario di esperienze di vita differenti, è anche caratterizzata da una generalizzata esperienza di impersonalità, che contribuisce anche alla nomea di essere una città grigia.

Giovedì

Quattro anni fa è comparsa la balena, oramai celebre per gli abitanti: un murales di 3 metri che raffigurava una balena con una città sopra e la scritta NoLo sotto il ventre. Una raffigurazione grottesca e svincolata da possibili simboli all’interno del quartiere. Immediatamente diventa icona.

La balena come appariva nel 2016

Contemporaneamente è comparsa la NoLo Social district, un gruppo chiuso di Facebook che faceva il verso alle social street e ai social district più famosi e “ufficiali”.
La NoLo Social district ha cominciato a organizzare occasioni di aggregazione come le colazioni e i gruppi del filato di quartiere.

Il direttore del Fringe Festival, Davide Verazzani, ha descritto NoLo come un quartiere che vive ancora negli anni ’90, quando le occasioni di aggregazione non erano modulate da internet, ma solo dalla voglia di fare, con la differenza che ora c’è internet veloce.

Questa social street ha un regolamento piuttosto ferreo, e non vuole in nessun modo discorsi di tipo politico al suo interno: è una caratteristica che molti trovano limitante, anche se apprezzano l’idea di associazione informale che sta alle spalle.
Molti evidenziano una problematica di tipo futuro: senza associazionismo politico o burocratico si incontreranno difficoltà nell’interfacciarsi con le istituzioni, che esse siano cittadine o nazionali. Il Nolo Fringe festival, ad esempio, ha dovuto ufficializzarsi per ottenere il patrocinio del comune.

SanNoLo, Radio Nolo, il Nolo Fringe, sono tutti esperimenti nati in un ambiente favorevole, non solo creato dalle interconnessioni tra i singoli partecipanti, ma anche da un esprit de vie che non si può trovare facilmente altrove, ma che non si è costruito gradualmente nel corso dei secoli, come per qualsiasi altro posto: infatti c’è da ricorda che è stato tutto costruito in soli due/tre anni.

Due singoli anni in cui, per artificio, alcune persone hanno prima scelto un simbolo (la Balena), che oramai neanche c’è più perché coperto da altri graffiti, hanno costruito diverse iniziative indipendenti ma interconnesse tra di loro, e stanno facendo di tutto per essere riconosciuti come NoLo, non come Pasteur, o via Padova, o “zona leggermente a ovest di Viale Monza”.

Il logo della palestra Crossfit Nolo
di via Temperanza 6

La scelta della balena è una scelta strana come simbolo.
Neanche esiste più. Però anche la lupa capitolina non esiste, e forse mai è esistita, eppure ora ha un’aria leggendaria.
Forse la balena è la stessa cosa. Una creatura stupenda ma inesistente, se non per chi si riconosce nei “confini del suo territorio”. 
Ma riuscirà a superare il tempo e la memoria? Riusciranno i nuovi arrivati a Nolo a capire il significato di un simbolo così iconico, colorato ma non più esistente? Come ogni giorno passato a Nolo, anche questa giornata la concludiamo con un quesito, che solo il tempo potrà aiutarci a comprendere .

La balena appesa all’interno dello spazio Hug, via Venini 83

Venerdì

A NoLo una cosa è condivisa da tutti, anche da chi è attratto dal semplice fenomeno NoLo una volta che i locali chiudono, non smette d’esserci vita, ma non solo, ma anche alle tre del pomeriggio l’intero quartiere è pieno di vita.

Da qui ci sorge l’ultima domanda: perché c’è così tanta vita in questo quartiere? Cioè, se nessuno è in ufficio, com’è che esiste ancora? Non stiamo parlando di un quartiere periferico o disagiato, tutt’altro. Anche se gli affitti costano mediamente il 21% in meno rispetto agli altri quartieri di Milano, rimane una delle zone per bene, della Milano radical chic – almeno questo è quello che si percepisce da fuori.

All’interno del quartiere ci sono così tante iniziative così simili tra di loro e così di nicchia – come la scelta di avere un teatro all’interno del proprio locale – che la domanda sulla sopravvivenza di NoLo a lungo termine è automaticamente lecita.

Per esempio, in Piazza Morbegno c’è un negozio di bici, che è un bar, che è anche un fioraio. Questa impresa rientra nelle caratteristiche generali che contraddistinguono il quartiere: spirito d’iniziativa, luogo d’aggregazione e il qualcosa di NoLo. Questo qualcosa è quello che distingue NoLo da Lorenteggio: quello che possiamo chiamare l’originalità di NoLo, un’ibridazione generale di tutto quello che può essere ibridato in luogo d’incontro che porta anche l’angolo di piazza Morbegno a esserlo.

L’unica ipotesi che ci viene in mente è che tutto questo è la risposta al disagio della chiusura degli ex punti d’incontro, o della perdita d’importanza di quest’ultimi: una signora faceva l’esempio del mercato rionale di viale Monza, che non è mai stato tirato a lucido come altri mercati di proprietà del comune sparsi per la città, e i piccoli esercenti hanno chiuso in favore della comodità della grande distribuzione.
Ma all’interno del mercato c’è tutt’oggi il panettiere che ha inventato l’aperitivo teatrale per ricreare un punto d’incontro all’interno del mercato.

Mercato di Viale Monza

Ma chi frequenta questi punti d’incontro? Chi vive in questo in quartiere? Chi vive questo quartiere?
Al contrario delle altre riqualificazioni milanesi, in questo caso non c’è stata la fuga degli abitanti originari in favore di nuovi inquilini, perché le iniziative e le riqualificazioni erano essenzialmente eterogenee: le colazioni di quartiere organizzate dalla Nolo social district erano aperte a tutti, sia a famiglie con bambini sia a sessantacinquenni single.
Possiamo quindi dire che il quartiere è molto eterogeneo, sia per estrazione sociale che per età, pur mantenendo gli inquilini naturali e originali: pure i nuovi arrivati si adeguano alle “regole” di NoLo. 

Il weekend torniamo a casa

Possiamo concludere che il cambiamento è endogeno e rivolto solo ed esclusivamente verso l’interno del quartiere, evidenziando un cambiamento che, se c’è stato, è partito dall’interno per l’interno, non per diventare il nuovo fenomeno sensazionalistico come Isola o CityLife, che è l’ultima cosa che i nolers vorrebbero.

Francesca Gatti
Marco Bacchella

Francesca Gatti

Profilo di Francesca Gatti


Studentessa di scienze psicosociali della Comunicazione all’Università degli Studi di Milano Bicocca, nata nel 97 e serie-tv dipendente.

Marco Bacchella


Nato nel 97, appena iscritto all’università si appassiona all’antropologia culturale e all’analisi delle microculture: nel tempo libero prova a fare qualsiasi evento sportivo amatoriale sul suolo milanese.

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