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13 Luglio 2020
Addio ad apericena, cinemino, pizzetta

Addio ad apericena, cinemino, pizzetta

Addio apericena

Noi milanesi da anni siamo al centro delle battute e degli spettacoli di comici e cabarettisti.
I milanesi corrono sempre, vanno di fretta, non si fermano mai. Parlano con le vocali tutte aperte, inventano neologismi legati alla vita quotidiana. “Stasera non cucino si fa un apericena”, “Che dici un cinemino ci sta e dopo una pizzetta”, “Domani partitina di calcetto”, “Si va in palestra a fare yoga”. Proprio da questo gergale è nato il “milanese imbruttito”.

Poi è arrivato il Coronavirus e tutto si è fermato. Milanesi storditi ed impauriti. Ed allora ci si reinventa. Tutti cuochi. Cenetta a casa a numero limitato. Riappare la chitarra. Si canta, si stona, si riscopre Battisti, e le vecchie canzoni di Sanremo. Trottolino amoroso va fortissimo.
I parchi si riempiono. Le porte, come ai vecchi tempi, con un ammasso di piumini. Sudati e puzzolenti, doccia a casa, ma felici.
C’è chi preferisce dedicarsi alle arti orientali, o anche ad una zumba con radiolona da rapper.

I ritmi sono lenti. Si lavora da casa, per chi può.
I nonni non possono uscire, ma tenere i nipotini sì. Le cassette dei film sono scomparse da anni, ma adesso c’è la pay tv.  Il “cinemino” è assicurato. I pop corn si possono mangiare anche a casa.

Il Coronavirus fa paura. Tranne agli stupidi che continuano a dire che è poco più di un raffreddore. Milano va avanti, anche se è molto dura.

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Roberto Caputo
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Roberto Caputo

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