Valentino Spataro: i meetup stanno cambiando il mondo del lavoro

#MilanoConnessa: persone oltre lo schermo

Sempre più persone lavorano nel mondo del digital.
Ma che cosa vuol dire, esattamente, lavorare nel digital?
Scopriamolo insieme a Valentino Spataro, programmatore e consulente sugli aspetti legali di internet.

Grazie per aver accettato di raccontarti ai lettori di Milano AllNews.
Cominciamo con una domanda che ti sarà stata posta milioni di volte, temuta da chi svolge lavori particolari.

E tu, di che cosa ti occupi?
Oggi programmo siti, app e chatbot.
Nasco programmatore: ho iniziato a 16 anni su carta, sul manuale del C64 ma ancora senza C64. Quando poi ho trascritto il programma sul mio computer, e funzionava, mi sono detto: “questo è il mio mondo!”.

Sono anche laureato in legge e ho fatto consulenza e contrattualistica nello studio di mio padre, un civilista con 50 anni di esperienza. Impagabile, oggi mi serve per la consulenza sugli aspetti legali di internet.

Che cosa significa per te lavorare online?
Nessun confine. Nei progetti, nelle collaborazioni, negli strumenti.
Inoltre se la cosa va, lo vedi al momento giusto, di solito presto.

Ma anche la possibilità di farsi conoscere dai potenziali clienti anche prima che ti chiamino.

Curo dal 2008 il podcast www.caffe20.it con il quale ogni giorno registro con la mia voce alcuni trucchi per lavorare meglio su internet.
È un modo per essere trasparenti, impensabile quando avevo venti anni.

Com’è nata in te l’idea di scegliere un lavoro in buona parte digitale?
Dò i numeri facilmente 🙂
Amo darli. Quando il cliente mi parla di cosa ha bisogno, vedo gli algoritmi formarsi davanti a me, occupando ognuno il proprio posto.
Con oggetti materiali avrei molta più paura di sbagliare e di rifare tutto. Quando ho visto che alle persone riuscivo a dare quello che loro mi chiedevano, ho capito.

Quello che mi dispiace è che in Italia la voglia di innovare sia una spinta incostante.
Quelli che lo capiscono però hanno superato la crisi.

Che cosa significa per te fare rete?

È come trovare un amico. Tanto importante quanto, ahimé, raro. Soprattutto vedo tanti giovani preparatissimi che perdono occasioni perché temono di essere fregati.
Li capisco, ma bisogna imparare come condividere, non solo a difendersi.

Concretamente come la faccio? Frequento gruppi virtuali e gruppi fisici.
Ho la fortuna di stare a Milano, e qui i meetup sono decollati e stanno cambiando il mondo del lavoro.

Hai trovato collaborazioni interessanti grazie alla rete?

Vivo di collaboratori conosciuti fisicamente dopo anni di conoscenza solo a distanza.
Faccio cose che interessano a tante persone lontane tra di loro e da me.

Penso ad esempio all’hackathon sulla privacy che nel 2014 ho vinto a Londra per l’Europa, in contemporanea con la California e New York, discutendo di strumenti sviluppati in 48 ore per semplificare la tutela della privacy.

Poi i tanti che ascoltando il mio podcast caffe20.it diventano clienti o fornitori.

La collaborazione più bella è quella della coorganizzazione di Milano Chatbots con Paolo Montrasio.
Ho letto su meetup un tema del quale non sapevo nulla ma c’erano tante tecnologie interessanti collegate: una rivoluzione culturale oltre che informatica da conoscere.
Sono arrivato con un sacchetto di dolci e ho iniziato a gestire la parte social e streaming del meetup, per poi fare mille altre cose insieme.
Oggi abbiamo uno dei primissimi meetup di Milano per partecipazione.
Saremo anche in Fiera, al Tecnonology hub, al MiCo – Fieramilanocity dal 17-19 maggio 2018.
Da soli non ce l’avremmo mai fatta.

E tutto questo? Una vetrina su come gli innovatori oggi lavorano a Milano. Non avrei mai potuto sperarlo.

Da dove arrivi e perché hai scelto proprio Milano?
Nato a Milano, vissuto a Milano, studiato anche in giro e viaggiato per lavoro abbastanza per capire come si lavora all’estero.

Ho desiderato lasciare Milano qualche anno fa, mettendo i piedi fuori. Poi la vita a volte ti fa capire che devi avere pazienza.
Due anni dopo a Milano, che prima dormiva, è tutto un ribollire e sta correndo di nuovo insieme all’Europa. Stupendo restarci.
Avendo visto fuori la qualità del lavoro, mi piace di Milano la qualità della vita: in bici arrivo in centro per un panzerotto, in Gae Aulenti per un frollino al bar, e giro mezza città in bicicletta.
A Londra avrei paura del traffico.

Secondo te, che cosa manca a Milano per essere veramente una città moderna?
Una scuola che riesca a collaborare con gli innovatori.

L’alternanza scuola lavoro è un’occasione da non perdere, è il momento in cui si può fare di tutto: trovare accordi volta per volta e organizzare occasioni per fare vedere ai nostri figli come si lavora a 16 anni.
Dico, ci abbiamo pensato?
Bisognerà un po’ insistere, ma abbiamo bisogno di imprenditori, finanziatori e dipendenti che sappiano realizzare le cose, non difendere l’orticello.

Quelli di tutti i nostri padri è seccato da tempo, è ora di coltivare in modo nuovo culture nuove.

Culture, non colture.

Come connettersi con Valentino Spataro:

Podcast: www.caffe20.it

Sito internet: www.iusondemand.com

Facebook: Ius On Demand

Telegram: Ius On Demand

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daniela.ceriana@gmail.com

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