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19 Novembre 2019
Sovraffollamento carcerario: focus San Vittore

Sovraffollamento carcerario: focus San Vittore

Casa circondariale di SanVittore, case di reclusione di Opera e Bollate e istituto minorile Cesare Beccaria. Queste sono le quattro carceri principali dell’area milanese, tutte accomunate da un grave problema che affligge detenuti e personale penitenziario: il sovraffollamento.
Secondo i dati riportati quest’estate da Antigone, associazione per il rispetto e la tutela dei diritti nel sistema penale,  le carceri milanesi necessitano di un pronto intervento a causa dell’eccessivo numero di detenuti all’interno delle strutture.

Il carcere di San Vittore, nel mirino dell’Antigone da diversi anni, ha suscitato numerose polemiche circa le condizioni logistiche della struttura. Costruito nella seconda metà dell’800, già negli anni settanta del XX secolo è afflitto dal problema del sovraffollamento. Nella fattispecie la struttura destinata ad accogliere circa 700 detenuti, oggi ne accoglie esattamente 1033 obbligando questi a convivere in situazioni quasi estreme.

Carcere San Vittore – immagine soggetta a copyright

Negli istituti penitenziari milanesi è allarme anche per l’assistenza medica, psicologica e sociale.Differente discorso per il carcere di reclusione ad Opera che vanta un centro diagnostico terapeutico volto a curare gli individui affetti da gravi problemi di salute e/o infermità.

La popolazione detenuta nel carcere di San Vittore è composta quasi dal 70% di immigrati irregolari, alta è la presenza di moldavi, romeni, etiopi e ungheresi. I cittadini egiziani irregolari sono in minoranza e questi difficilmente saranno rimpatriati a causa delle misure sanzionatorie, come il rischio di tortura, ampiamente adottate nel loro Paese.

Nessuno deve morire in carcere, non deve accadere. La salute è al centro delle attenzioni e su come trattiamo i detenuti misuriamo il tasso di civiltà della nostra Repubblica italiana.

A denunciare la situazione critica è stata M. Cartabia (vice presidente della Corte Costituzionale) a seguito delle denunce arrivate direttamente da Strasburgo. Di fatto, l’Italia è stata sollecitata a più riprese dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio Europeo, proprio per le condizioni drammatiche delle carceri milanesi.

Il Cpt infatti ha sottolineato come l’Italia non adempia agli obblighi dell’Unione Europea in merito ai regimi di celle chiuse, che prevedono almeno 6mx2m di spazio vitale, esclusi i sanitari, per le sole celle singole.

Tuttavia queste condizioni europee, di mancata esecuzione sul suolo italiano, si vedono per un momento accantonate sul tavolo di Patrizio Gonnella, presidente del carcere di San Vittore. Gonnella si dice soddisfatto per l’introduzione della neo-sorveglianza dinamica e la nomina del Garante Nazionale delle persone private della libertà personale, innovazione che nel futuro dovrà affrontare altre tematiche di maggior rilevanza: come per esempio le 2.219 sentenze della CEDU (Corte Europea dei diritti dell’uomo) indirizzate all’Italia, di queste oltre il 30% riguardanti il solo tema del sovraffollamento. Gran fetta di queste sono soprattutto sentenze enhanced, ossia necessitano di una pronta esecuzione e nella fattispecie il Governo italiano si deve assumere le responsabilità imprescindibili.

La situazione del carcere di San Vittore è stata puntualmente presa in considerazione dalla stessa amministrazione penitenziaria che ha messo a punto un sistema per contrastare il sovraffollamento negli istituti più a rischio. Infatti, appena viene superata la soglia di alert secondo gli standard del Cpt, i detenuti vengono trasferiti in altri istituti in regione e a volte anche fuori regione. 

Lo sguardo non manca anche sui costi e il profilo meramente legale. Ogni detenuto costa quotidianamente meno di 140 euro e oltre 51.000 euro all’anno;

L’Antigone denuncia come 1 detenuto su 6 sia ancora in attesa del primo processo, mentre 1 detenuto su 3 invece non ha una condanna definitiva. Per quasi il 21% dei casi il primo colloquio con l’avvocato avviene in meno 10 minuti prima dell’udienza;percentuale minore, seppur significativa, anche per i criteri di riservatezza, pari al 16% che si vede ogni anno in crescita. Oltre il 25% dei casi riguardano invece i colloqui con gli stessi difensori che non avvengono a causa dell’assenza d’interpreti per i detenuti stranieri.

Per il carcere di San Vittore, al fine di dirimere i molteplici problemi, si è espresso direttamente il ministro per la Giustizia Alfonso Bonafede firmando il “Programma 2121” volto all’inclusione sociale dei detenuti e la promozione di inserimenti lavorativi.

Con l’auspicio di garantire una seconda opportunità ai cittadini che hanno commesso errori e che si sono impegnati ad intraprendere un percorso di responsabilizzazione e riabilitazione, il “Programma 2121” potrà essere una soluzione tangibile per questo problema ormai propagatosi dal nord fino al sud Italia.


Si ringrazia la Dott.a Alessandra Naldi, Garante dei Diritti delle persone private della libertà per il Comune di Milano, per le informazioni riportate in merito al numero dei detenuti attestati al carcere di San Vittore e le ulteriori informazioni. 

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Scritto da
Karoline Gapit
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