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22 Settembre 2019
SOGNARE E’ VIVERE

SOGNARE E’ VIVERE

Natalie Portman per la sua prima regia sceglie di adattare parte del libro autobiografico “Una storia di amore e di tenebra” (titolo originale del film) di Amos Oz, il celebre scrittore e saggista israeliano, raccontando parte dell’infanzia del futuro letterato nel periodo precedente l’indipendenza di Israele e il successivo scoppiare della guerra tra il nuovo Stato e la Palestina. Nel 1945 il piccolo Amos, 10 anni, vive con la madre Fania e il padre Arieh a Gerusalemme, città governata a quel tempo dal Regno Unito, e luogo di vita comune per ebrei e palestinesi. La donna (interpretata dalla Portman), polacca, è fuggita con le sorelle dall’incubo dell’Europa dilaniata dal nazismo per andare a vivere a Gerusalemme. Racconta al figlio storie fantastiche che riguardano a volte la propria infanzia e che spesso hanno un finale infelice o violento: senza saperlo stimola la giovane mente del figlio con parole forti e immagini vivide. Girato in modo lineare e impreziosito da immagini luminose e sature (per i racconti) e livide e buie (per la vita di tutti i giorni) il film funziona bene, e si intuisce l’interesse della Portman a raccontare una storia che riguarda il suo paese di origine (l’attrice è nata a Gerusalemme e dai tre anni in poi ha vissuto negli Stati Uniti) eppure il film non coinvolge e non emoziona, diventando così un mero esercizio di regia, non incisivo e a tratti didascalico. Storia diversa per il reparto attoriale, molto convincente: la Portman è brava e credibile così come lo sono Gilad Kahana (per il ruolo del marito) e il piccolo Amir Tessler. Girato in Israele e in lingua ebraica per meglio aderire alla realtà, il film è stato presentato fuori competizione a Cannes nel 2015 e esce in Italia con due anni di ritardo con il brutto titolo “Vivere è sognare”.

 

IN PROGRAMMAZIONE al cinema ELISEO di MILANO

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Adriano Cavicchia
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Adriano Cavicchia
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