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20 Novembre 2019
“Si potrebbe lasciare Milano per sempre soltanto per andare in Paradiso”

“Si potrebbe lasciare Milano per sempre soltanto per andare in Paradiso”

Sono passati dieci anni e sembra ieri. Sembra ieri quel mercoledì pomeriggio quando Milano ti ha abbracciata sul sagrato del Duomo per l’ultima volta, in un solenne silenzio rotto solo dalle mani che applaudivano il tuo feretro ricoperto da rose gialle. 

“Si potrebbe lasciare Milano per sempre soltanto per andare in Paradiso, ma forse desidererei, anche da lì, la mia casa sui Navigli” – Così dicevi. 

Oggi, dieci anni dopo, non è possibile pensare a Milano e alla sua indomita vena culturale senza pensare a te, Alda, ai tuoi versi, a quelle poesie così piene di grazia e, allo stesso tempo di dolore. 

Milano, i Navigli, erano per te casa, quel luogo dove il tuo cuore trovava la dimensione più ospitale. Sei stata la penna di coloro che non avevano voce, nell’umiltà hai trovato le radici che ti hanno spinta verso l’orizzonte. Hai accompagnato per mano un Novecento che ha visto mutare profondamente la storia del nostro Paese. Tu, i solchi che la vita ha lasciato sul tuo viso e sul tuo cuore non li hai mai nascosti, al contrario, li hai indossati come si fa come una bella sciarpa, con estrema dignità e orgoglio. La guerra, la povertà, la malattia, sono sempre stati parte indissolubile della tua anima e di quel modo unico che avevi di parlare con il prossimo. Se la tua è stata una battaglia, l’hai ingaggiata con le parole che hai regalato al mondo della cultura e, soprattutto, alla tua Milano. 

“Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra” – dicevi negli ultimi tempi, mentre ti accendevi una delle tue amate sigarette. Ti sei spenta in una domenica, ma su una cosa avevi ragione: hai radici troppo profonde per mollare questa terra. Chissà cosa diresti di questa Milano così veloce, dei suoi tanti volti e delle maschere che ama indossare? 

Le istituzioni ti portano i loro omaggi, danno il tuo nome al ponte sui Navigli, organizzano eventi per ricordarti. Bene. Hai dovuto attraversare una vita, invecchiare e poi morire perché il mondo ti desse il giusto posto. Ora riposi vicino a Gaber e ai tanti che hanno reso questo paese e la nostra Milano una città migliore. 

Ciao Piccola ape furibonda, ti incontro ogni volta che passeggio per i tuoi versi.

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Roberto Caputo
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Roberto Caputo

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