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13 Luglio 2020
Ridate dignità all’Ambrogino!

Ridate dignità all’Ambrogino!

Oltre novant’anni di storia sulle spalle che hanno caratterizzato la vita politica all’ombra della Madonnina.
L’ Ambrogino d’oro, il nome non ufficiale con cui sono comunemente chiamate le onorificenze, si divide tra Medaglia d’oro ed  Attestato di civica benemerenza ed è consegnato direttamente dal Sindaco nella tradizionale cerimonia del 7 dicembre, festa del Patrono.

Istituito nel 1925 dall’allora primo cittadino Luigi Mangiagalli, l’ Ambrogino deve il suo nome alla moneta d’oro coniata a Milano in epoca comunale. Una moneta che portò fortuna alla città, diventata così ricca alla fine del ‘300 sotto i Visconti. Essere in possesso di un Ambrogino significava avere importanza e prestigio. Una storia quasi centenaria che, però, negli anni si è trasformata più in una faida tra partiti. Veti, esclusioni, lotte intestine e provocazioni. Alcuni scivoloni pessimi rimangono nella memoria, come la candidatura di Enzo Biagi, “colpevole” di essere morto fuori dai tempi burocratici della benemerenza (troppo tardi avevano risposto a Basilio Rizzo che lo proponeva). Peccato che l’anno dopo non ci fu comunque. Poi il gran rifiuto di Dario Fo ad Albertini e di Dolce & Gabbana che voleva restituirlo. Renata Bottarelli, cronista storica dell’Unità a metà degli anni 70 disse: “Non lo voglio è frutto della lottizzazione” (Cit. Repubblica).

Certo è che che anche quest’anno le polemiche non sono mancate. Dall’idea dell’assessore radicale Lipparini che ha scatenato le ire di Palazzo Marino, alle discussioni dell’ultima ora su Caprotti.

Lipparini ha delega alla Partecipazione e la Cittadinanza attiva, quindi, niente di strano se propone una consultazione online per chiedere l’opinione dei cittadini che fino al 10 ottobre potranno proporre dei nomi allegando, ovviamente, la motivazione.
Qui però il punto non è tanto chi propone chi, ma quali sono le architravi che sostengono le candidature. Negli ultimi anni il livello è senza dubbio sceso e ciò che un tempo era considerata la più alta onorificenza meneghina, oggi viene quasi vista come un tiro alla fune per accontentare questo o quell’altro esponente politico. Io credo che sia necessario ridare dignità a questa tradizione meneghina. Sant’Ambrogio, a sentire i botta e risposta della politica milanese, si metterebbe le mani tra i capelli.

Roberto Caputo

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