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20 Ottobre 2020
Nasce Milano AllQueer: cos’è?

Nasce Milano AllQueer: cos’è?

Una nuova rubrica? Queer?

Milano AllNews si è sempre distinto come canale mediatico inclusivo e con questa rubrica bimensile si propone di trattare temi riguardanti la comunità LGBTQIA+, il transfemminismo e l’antirazzismo. Molto spesso questi temi sono oggetto di stigma e confusione: è necessario un progetto che aiuti a capire queste tematiche e queste identità.

Perchè Milano AllQueer? Queer è un termine ombrello che nella comunità LGBTQIA+ viene usato per indicare qualsiasi identità e orientamento che non sia conforme o rifiuti la norma. Usarlo in questa rubrica significa quindi impegnarsi a riconoscere e trattare tutte le identità minoritarie.

Affinchè Milano AllQueer sia fruibile da tutti, sono necessarie alcune premesse:

Intersezionalità

L’intersezionalità è uno dei principi cardine del femminismo contemporaneo in base a cui si sostiene che l’etnia, l’orientamento sessuale, così come l’orientamento di genere e quello relazionale non siano categorie separate che si escludono a vicenda. Una donna nera omosessuale sarà discriminata in quanto donna, in quanto nera e in quanto omosessuale. Queste tre categorie non sono separate ma vanno a costituire un’esperienza unica della discriminazione che avviene non in tre modi separati ma bensì in modo unico e complessivo.

Per raggiungere quindi la parità di genere sarà necessario occuparsi delle minoranze dentro le minoranze: non solo la donna, ma la donna nera. Il femminismo, in questo senso, non si fa solo carico della discriminazione delle donne nere ma si definisce antirazzista: si impegna a considerare le discriminazioni e la lotta delle persone nere e di colore in generale. Allo stesso modo il femminismo non solo difenderà, per esempio, i diritti delle donne transessuali, ma si impegnerà ad essere inclusivo rispetto a tutta la vasta sfera di identità che costituisce il mondo LGBTQIA+.

Eteromonocisnormatività

Con il termine eteromonocisnormatività si va ad indicare le identità che vanno a costituire la norma sul piano sociale ed istituzionale. Essere eterosessuali, cisgender e monogami è ciò che la società assume come normato, ciò significa che le istituzioni giuridiche, economiche e sociali si conformano a queste identità, escludendo o ignorando qualsiasi tendenza o orientamento che non vi sia conforme.
Questa prospettiva escludente è un problema perché fomenta la discriminazioni di tutte le identità non normate.

Perché si parla di norma e non di normalità? Perché in primo luogo la normalità è un concetto estremamente volatile e astratto che è impossibile definire con precisione e perché, se anche ci si riuscisse, proietterebbe un giudizio estremamente negativo su tutto ciò che non sia conforme a questa normalità. Introducendo invece i concetti di norma e normato andiamo a definire ciò che viene assunto come più comune e non soggetto a discriminazione in quanto parte integrante della società (insomma, ciò che non rientra in nessuna minoranza).

Nella società contemporanea chi detiene il massimo privilegio e rappresenta l’identità normata per antonomasia è il maschio di etnia caucasica, eterosessuale, cisgender, monogamo e abile. Questo è evidente se si considera che in Europa per lo stesso lavoro le donne guadagnano in media il 15% in meno degli uomini all’ora, oppure per il fatto che le persone disabili o grasse si scontrano con quotidianamente con insormontabili barriere architettoniche.

Linguaggio inclusivo

Milano AllQueer si propone di utilizzare un linguaggio inclusivo e termini specifici: come desinenza per indicare le identità non cisgender si opterà per la -u.
Dal momento che la lingua italiana è binaria (considera solo maschile e femminile), -u, asterischi e altri espedienti grammaticali costituiscono l’unica desinenza che considera il mondo transessuale e transgender. Questa scelta non si applica a lingue che prevedono il neutro, come l’inglese.
Si preferisce inoltre la scelta della -u all’asterisco perché ne risulta più facile la lettura per le persone con dislessia e DSA (Disturbi specifici dell’apprendimento) e per le persone ipovedenti che utilizzano sistemi text-to-speech; la u aiuta il sistema a comunicare in modo ottimale, anche questo fa parte di un linguaggio inclusivo.

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