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24 Settembre 2020
Manuel Antonio Bragonzi: Lui aiuta i bambini invisibili

Manuel Antonio Bragonzi: Lui aiuta i bambini invisibili

Manuel Antonio Bragonzi è un uomo la cui storia ha dell’inverosimile. Nato in un piccolo paese del Cile, è sopravvissuto da solo per tre anni in un bosco fino a quando è stato adottato da una famiglia italiana. Oggi mette la sua esperienza a disposizione dei tanti bambini invisibili che abitano nel nostro Paese, grazie all’impegno di ANFAD – Associazione Nazionale Figli Adottivi.

Lui aiuta i bambini invisibili

Lui ha vissuto nella Natura 🌱 per tre anni: da quando ne aveva 5 a quando ne ha compiuti 8. La Natura l'ha cresciuto, l'ha nutrito a bacche e more, l'ha istruito alla bellezza ✨Lui è Manuel Antonio Bragonzi e dopo un'infanzia difficile trascorsa in Cile e la fuga in un bosco, a 8 anni ha finalmente conosciuto l'affetto di una famiglia adottiva. Oggi l'ex bambino invisibile è il Presidente di ANFAD – Associazione Nazionale Figli AdottiviE tu? Che razza di umano sei❗️❓#macherazzadiumani #storytellingElena BonettiGenitori si diventaLe Radici e le AliAFAIV APS – Associazione Famiglie Adottive Insieme per la VitaItaliaadozioniPunto Famiglie Associazione AMAUFAI Unione Famiglie Adottive ItalianeINPS per la FamigliaANFAA – Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie

Gepostet von Ma Che Razza di Umani am Dienstag, 26. Mai 2020

Lui è l’Umano #ZeroUndici di Ma che Razza di Umani!? e la sua storia aiuta a scoprire se stessi guardando il mondo attraverso gli occhi di un bambino di cinque anni che, per sfuggire alle violenze del nonno e a un villaggio di disperati, ha vissuto in simbiosi con la Natura per tre anni. Da solo. Era il 1982.

Dopo il villaggio, il bosco

Il bosco è stata la prima cosa bella della mia infanzia. Il contatto con la Natura mi ha salvato dalla violenza che mi aveva sempre circondato. Per questo motivo inseguo il bello in ogni situazione.

Manuel ha solo ricordi belli della vita nel bosco. Incredibilmente quella esperienza non gli ha causato alcun trauma, a differenza degli episodi di violenza quotidiana di cui è stato spettatore e che ha vissuto in prima persona in casa e nel suo villaggio d’origine. Il piccolo Manuel, infatti, nei suoi primi anni di vita, ha assistito inerme alle continue violenze che il nonno infliggeva a sua madre, fino al tragico giorno in cui quell’uomo la uccise davanti a lui. La donna aspettava un bambino. Il piccolo Manuel ha, inoltre, visto vicini di casa litigare in modo feroce, fino a ferirsi mortalmente. Infine è stato lui stesso vittima di violenze da parte del nonno, spesso ubriaco. Il bosco si è rivelato dunque un luogo benevolo, sorprendente per la sua bellezza. La Natura è stata una madre e l’albero sotto cui Manuel si rifugiava la notte era suo padre. In quei tre anni, trascorsi in simbiosi con la vita del bosco e i suoi cicli, Manuel ha imparato tanto sul valore della vita e sulla bellezza intrinseca in ogni cosa. Ha capito che nel mondo non esiste solo la violenza.

Dopo il bosco, Milano

Poi, finalmente, qualcuno si ricorda di lui. Del piccolo Manuel scappato nel bosco. È il nonno che, dopo tre anni, chiama i carabinieri per denunciare la scomparsa del nipote. Manuel ha  otto anni e viene affidato a un orfanotrofio. Qui incontra l’amore di una famiglia italiana, approdata in questo luogo sperduto del Cile, dopo un lungo ed estenuante viaggio per il Sud America alla ricerca di un bambino da adottare. È destino.

La vita di Manuel adesso è come quella che ogni bambino dovrebbe avere: vive circondato da cura e affetto, va a scuola e si fa tanti amici. Eppure si sente diverso. Non capisce per esempio i capricci dei suoi coetanei che hanno tutto, quindi di cosa si lamentano? Da parte sua gode di ogni momento come solo chi ha provato la solitudine e la sofferenza può fare. Manuel è cresciuto troppo presto e, una volta adulto, capisce di avere una missione: aiutare tutti i bambini invisibili che non sono stati fortunati come lui e, nonostante l’amore della famiglia affidataria, non si sentono felici. Oppure semplicemente si pongono delle domande che solo qualcuno che ha vissuto esperienze simili può condividere per davvero. Per questo motivo nasce ANFAD, l’Associazione Nazionale Figli Adottivi, con l’obiettivo di mettere in contatto ragazzi adottivi con adulti con un passato di adozione alle spalle; supportare le famiglie che, nonostante l’impegno, devono fronteggiare situazioni complicate sia dal punto di vista materiale sia da quello psicologico.

L’Associazione ANFAD è formata da ragazzi adottivi e tutti noi abbiamo sentito l’esigenza di poter aiutare concretamente i ragazzi e le famiglie in difficoltà. La concretezza è la forma di aiuto più congeniale per chi ha un passato difficile come il nostro, pieno di dolore. Abbiamo bisogno di poche parole e di più fatti, più esempi, stando accanto con opere concrete. Per questo motivo. l’Associazione si concentrerà nel dare un sostegno ad ogni bisogno, sia psicologico che di studio e lavoro. Il lavoro nobilita l’uomo, in noi questo è ancora più vero.

Chi siamo – ANFAD

Dopo Milano, la carriera creativa

Oltra all’impegno sociale, Manuel lavora nel campo della comunicazione: è regista, sceneggiatore e scrittore. Ha, infatti, raccontato per Mondadori la sua storia insieme a Marcello Foa nel libro Il bambino invisibile.

Con la scrittura di questo libro, cominciata nel 2010, Manuel si è riscoperto per l’ennesima volta, ha colto un momento della sua vita delicato dal punto di vista lavorativo e personale e con la forza maturata ha subìto l’ennesima trasformazione. Manuel non è sempre stato Manuel, per tanti anni meneghini è stato Antonio, una sorta di alter ego, una maschera comoda che aveva finito per allontanare Manuel, dal suo vero io. La scrittura in collaborazione con Marcello Foa ha fatto riemergere la bellezza scoperta nel bosco anni e anni prima.

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Scritto da
Camilla Esposito

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