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11 Dicembre 2019
La violenza e l’odio di genere, un ostacolo alla libertà di espressione

La violenza e l’odio di genere, un ostacolo alla libertà di espressione

Oggi insieme a noi in studio abbiamo come ospite Alba Bonetti attivista di Amnesty International Italia, per parlare di odio e violenza di genere.

Amnesty International è una ONG, movimento apartitico finanziato unicamente da privati, che opera da 58 anni in tutto il mondo e si occupa di difendere i diritti fondamentali dell’essere umano monitorando i territori e comunicando con le istituzioni in caso di mancanza di rispetto dei diritti umani.
Gli attivisti di Amnesty sono stati tra i primi a battersi contro la pena di morte, presente tutt’oggi anche in Europa, e contro la tortura.

Il 25 novembre è la Giornata mondiale per il contrasto alla violenza di genere, ovvero quella violenza che colpisce le donne solo perché sono donne, come se il genere fosse una colpa. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità le donne tra i 16 e i 44 anni muoiono per mano di un parente o di un ex-coniuge. Tale violenza scaturisce dall’idea patriarcale per cui un genere sovrasta l’altro. Di questo tema sono vittime tutte le donne, indipendentemente dallo stato sociale o dal Paese di residenza e/o provenienza. In Italia muoiono all’anno 150 donne, numeri che rimangono costanti e che allarmano. 
Purtroppo le norme presenti nel nostro Paese sono state fatte tramite decreti in un’ottica emergenziale senza andare incontro alle associazioni che si occupano della violenza di genere e si limitano ad aumentare le pene e le sanzioni. Come ci spiega Alba Bonetti attivista di Amnesty International, per apporre un reale cambiamento è fondamentale agire sul fattore culturale, da cui appunto scaturisce la violenza contro le donne.

Nell’Associazione operano più di 6milioni di attivisti insieme a ricercatori che si spendono sul territorio per monitorare la situazione dei Paesi in cui opera Amnesty. I volontari raccolgono fondi, fanno formazione nelle scuole, scendono in piazza coi banchetti e per raccogliere le firme per le petizioni. 
In occasione delle politiche del 2018 e delle europee del 2019 si è venuta a formare una Task Force per monitorare l’hate speech sui social, fenomeno del tutto nuovo per cui Amnesty si è dovuta attrezzare con metodi differenti. I 100 attivisti reclutati online e formati dalla ONG hanno monitorato i profili dei leader politici, rilevando nella figura del leader colui/colei che sollecita di più gli “istinti felini” dell’essere umano. 
Secondo il Barometro dell’odio gli argomenti di maggior tendenza sono stati i migranti e gli islamici e la calamita che attrae di più i commenti di odio sono le donne in quanto utenti della rete. Se sei donna se la prendono con tua madre, con il tuo fisico: se sei bella devi andare dall’estetista, se sei brutta devi stare zitta. 
Il Rapporto sull’hate speech è pubblicato e accessibile a tutti sul sito di Amnesty International Italia.

Nel 1995, a Pechino, 189 Stati dell’ONU si sono presi l’impegno di prendere provvedimenti concreti contro la violenza e la discriminazione di genere. Purtroppo però è un problema ancora molto presente sia sul lavoro che nelle relazioni sociali, nell’accesso alla sanità e al cibo.
Per questo motivo Amnesty ha preparato un Memorandum di raccomandazioni all’ONU per il prossimo 25° anniversario della violenza sulle donne: mettere fine alle mutilazioni genitali femminili, disporre adeguati fondi per fornire un aiuto concreto alle vittime di violenza di genere, ponendo l’attenzione anche sull’emergenza climatica che condiziona la condizione delle donne, aggiungendo anche la richiesta di tutelare le donne che difendono i diritti umani sia nello spazio pubblico che tramite il web, come per esempio Berta Caceres e Marielle Franco.
Un caso recente, in Italia, è quello di Lialiana Segre che dopo aver subito le persecuzioni e le violenze naziste ha dovuto affrontare l’odio e le minacce online allarmanti al punto da spingere lo Stato ad assegnarle la scorta. Avvenimento imbarazzante per un Paese democratico come quello in cui viviamo. Per fortuna a Milano Liliana ha ricevuto un caloroso sostegno dalle 5mila persone che lunedì 11 novembre si sono radunate di fronte al Memoriale della Shoah per darle il loro supporto.

Amnesty International Italia
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