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18 Giugno 2019
La Scala non è una squadra di calcio

La Scala non è una squadra di calcio

L’Inter ormai da lungo tempo è in mani cinesi, il Milan dopo una disavventura cinese è passata di proprietà del Fondo Elliott americano. Non è più tempo di bandiere, non vi è più l’attaccamento alla maglia. I Rizzoli, i Moratti, i Berlusconi hanno mollato e si sono ritirati. Il calcio è poco sport e tanto business: per fortuna i tifosi rimangono, ma il loro cuore non batte come prima, è un amore un po’ sopito.

Negli ultimi giorni è esploso il caso della Scala anche per colpa del “chiaccherone” Pereira. L’Arabia Saudita, o chi per essa, si è offerta di finanziare l’attività scaligera con un contributo di 15 milioni. Bella cifra e un posto, ovviamente, nel consiglio di amministrazione.

La Scala è il gioiello di Milano e dell’ Italia nel mondo, ma costa parecchio e i soldi sono sempre meno, sono diminuiti i contributi pubblici, le donazioni dei privati e anche le entrate della pubblicità scarseggiano, però un bene così importante non può essere dato in appalto, soprattutto a una nazione che non riconosce i diritti civili. La cultura in affitto rappresenta una brutta operazione.

Sala, il Sindaco e Presidente della Scala, ha chiesto il silenzio, ma la voce dei milanesi e degli italiani dovrebbe farsi fortemente sentire a difesa di un patrimonio incommensurabile.

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Roberto Caputo
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Roberto Caputo
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