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22 Settembre 2019
La Firma del Mese. Hanno spento via Mercanti

La Firma del Mese. Hanno spento via Mercanti

Dal mese di maggio abbiamo chiesto ad alcuni amici di Milano AllNews di diventare “La Firma del Mese”. Una sorta di editoriale, scritto da giornalisti, musicisti, fotografi, guide turistiche e tanto altro, che hanno accettato la sfida di raccontare la città dal proprio punto di vista, firmando ogni mese questo pezzo di riflessione su Milano.

Confesso che accetto come una sfida la richiesta fattami, di trovare almeno un aspetto negativo legato alla città di Milano. E’ vero, parliamoci chiaro,  puntualmente passo per quello che ama tutto e tutti e il solo pensiero di poter scrivere “bellino” “pochino” o “discreto” mi spaventa.
E’ come un incubo per me.
La verità dei fatti è che considero Milano come una mamma e come una figlia e che, ormai, fa parte della mia famiglia. Nessuno parla male della propria famiglia, così come nessuno esalta i difetti di una madre o di una figlia. Per i padri e per i figli, la famiglia racconta sempre storie belle e ne scrive ogni giorno di ancora più belle.

Ho pensato a lungo cosa mi piacesse di meno di Milano, ma la mia mente non è riuscita ad arrivare ad un dunque negativo. Ho pensato alle periferie, al centro, a quelle zone che fingono di essere di periferia e a quelle zone che fingono di essere centro. Nulla.
Ho trovato sempre aspetti positivi e questo è dovuto al fatto che, quando scatto fotografie o racconto storie, parto sempre dalle persone ed è instaurando rapporti umani che affiorano le positività che chiudono la porta alle negatività e ti impediscono di essere polemico a tutti i costi.

Milano presenta situazioni critiche, soprattutto nelle periferie, che, non necessariamente la rendono brutta. Talvolta la città implora semplicemente aiuto e quel grido arriva da persone che fanno di tutto per risolvere i problemi.
Un prato incolto, una recinzione, una transenna oppure un edificio fatiscente non rendono necessariamente brutto un posto.
Dietro a questi “intoppi”, spesso, ci sono belle persone che hanno voglia di crescere, di fare. Come faccio a scrivere qualcosa di negativo di un quartiere o di un angolo abbandonato di Milano, quando so che in quei luoghi ci sono persone che mi hanno presentato il bello della loro vita e del loro quartiere. E poi, aggiungo, quando si parla male di qualcosa, bisognerebbe essere in grado di fornire subito una soluzione per risolvere un problema. Le parole da sole non bastano.

Dietro a un prato incolto, dietro a una recinzione, dietro a una transenna o dietro a un edificio fatiscente, ci sono storie che, se non conosci, non puoi giudicare. Non è così semplice a volte come sembra. E ancora. Come faccio a parlar male di una città che non smette di crescere, di cambiare e di evolversi.
I giudizi, negativi o positivi, nascono da valutazioni che durano anni.
Per me Milano è famiglia e anche casa. Nessuno quando invita gli amici a casa fa vedere il cesto dei panni sporchi.

Una cosa, tuttavia, mi ha davvero intristito in questi ultimi mesi e riguarda uno degli angoli che mi stanno maggiormente a cuore della città.
Via dei Mercanti.
Quante volte ci passate per andare dal Duomo a Cordusio e proseguire la passeggiata in via Dante. Ci passate davanti senza neppure farci caso, quasi fosse un passaggio obbligato che, se allungate il passo, fate prima.

Non c’è più nulla. E’ come se avessero spento la luce e avessero detto: “da oggi non esisti più”. Una parte della via è coperta da ponteggi coperti da teli pubblicitari che manco guardi perché in una via non troppo larga come quella non ti fermi di certo a guardare un cartellone. Poi, più avanti, il nulla.

C’era una gelateria, c’era Guenzati con la sua Scozia a Milano, c’era la bottega storica di un orefice, c’era un bar storico.
Tutto spento.
Ti avvicini e leggi piccoli cartelli scritti a mano “ci siamo trasferiti”, oppure vedi lo scampolo di una stoffa rimasta lì, quasi non volesse venire via oppure il prezzo di un orologio lasciato lì, come dire che il tempo non lo segna più nessuno, ma il caro prezzo si.
Lo so, tra un po’, lì sorgerà qualcosa di nuovo, ma l’avere spento così via dei Mercanti, mi ha intristito.

Mi avete chiesto di raccontare un aspetto negativo della città e io vi racconto questo. Non fateci l’abitudine però, da domani comincerò ancora con il tutto bello e tutto positivo. Il guaio è che sono padre e figlio innamorato di Milano.

Andrea Cherchi

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