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5 Marzo 2021
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Il Muro della Gentilezza, un muro che unisce

Il Muro della Gentilezza, un muro che unisce

Il Muro della gentilezza, il primo nato a Milano grazie al collettivo Tempio del Futuro Perduto, si trova in via Luigi Nono 7. Permette a chiunque ne abbia bisogno, anche di notte, di prendere i capi appesi all’esterno della sede. Ogni cittadino è libero di donare ciò che vuole: cappotti, sciarpe, cappelli, maglioni, scarpe, coperte.

L’idea non è del collettivo. Nel mondo esiste da parecchio tempo e ci sono altre sedi sparse lungo tutto lo stivale. «È una cura, una risposta attiva alle esigenze del territorio e della cittadinanza«», spiega Mariangela Vitale, membro del collettivo e ospite della puntata di Good Morning Milano.

Il Muro della Gentilezza fa parte di un progetto più grande, che è Il Tempio del Futuro Perduto. Si tratta di un gruppo di giovani che cercando una propria strada all’interno di Milano che, a volte, blocca con la sua burocrazia stringente e hanno occupato l’ex Fabbrica del Vapore.

Il tempio del futuro perduto, sin dalla sua apertura, coniuga cultura e solidarietà. Durante gli eventi (concerti, mostre d’arte), ad esempio, già si chiedeva di portare un dono (un indumento o un libro). Il progetto del Muro della Gentilezza, quindi, è nato come conseguenza a queste politiche che già erano attuate dall’associazione.

Ma come si dona? Quello che i ragazzi del Tempio scelgono deve essere innanzitutto consono alla stagione in cui ci si trova. Ora, ad esempio, c’è bisogno di giacche e coperte per aiutare chi vive in strada.

La consegna dei beni è possibile dal lunedì al venerdì, dalle 10.30 alle 18.30/19. Il ritiro, invece, è attivo durante tutti i giorni della settimana. Il collettivo è sempre presente in sede, a turno, quindi si può prendere quanto serve in qualunque momento della giornata.

La parete, infatti, non è mai abbandonata a se stessa. Il gruppo gestisce ogni aspetto organizzativo e ciò permette di capire, di giorno in giorno, quali sono le reali necessità. «Ci rendiamo conto che alcune cose che appendiamo sul muro, il giorno dopo già non ci sono più», prosegue Mariangela.

Il muro, inoltre, si adatta ai vari eventi e iniziative che si susseguono durante l’anno, in continuità con tutte le attività artistiche e culturali che si svolgono all’interno dell’edificio. Per Natale, ad esempio, oltre ai vestiti da donare, è stata organizzata anche la raccolta di libri e giocattoli per bambini.

La risposta dei milanesi è molto positiva e donare è sicuramente un’attività che richiede molto coraggio. Rendersi conto, però, di aver bisogno di aiuto è altrettanto difficile. La bellezza del muro per chi lo ha pensato è proprio quella di essere discreto. Quindi chi ha necessità ma non ha voglia di avvicinarsi personalmente può prendere in maniera anonima ciò di cui ha bisogno. E chi, invece, si reca in via Luigi Nono e non trova nulla ha i ragazzi del collettivo all’interno del tempio per ricevere un aiuto, per cercare insieme quello che può servire.

Capita spesso, però, che ci siano delle critiche per lo spazio occupato. Il Tempio del Futuro Perduto, infatti, ha la sua sede nelle mura dell’ex fabbrica del Vapore.

Le critiche non ci scandalizzano, possono al massimo stupirci e portarci a fare meglio, perché noi conosciamo la volontà del nostro agire. Forse dobbiamo renderla più limpida anche per chi ci critica. Chi lo fa descrive quello che vede ma non guarda, perché se guardasse capirebbe che non è un progetto senza uno scopo, ma ha un significato molto importante per noi e per la ricerca dei nostri artisti.

Il lotto, appartenente all’ex Fabbrica del Vapore, dopo la sua chiusura, non era stato riqualificato. Vedendolo in stato di abbandono per tanti anni, i ragazzi del collettivo hanno deciso di diventare cittadini attivi, spiega l’ospite. L’obiettivo è riqualificare l’ex fabbrica a piccoli passi, attraverso l’economia che viene generata all’interno dello spazio stesso.

Tutto il guadagno degli eventi organizzati dall’associazione viene reinvestito per la manutenzione della struttura e per quanto serve per andare avanti a livello culturale e artistico.

Ci siamo resi conto di aver incrociato l’interesse di molti giovani che cercavano uno spazio in cui esprimersi. È vero che il tempio vuole essere uno spazio per i giovani, ma soprattutto vuole essere un luogo in cui costruire le condizioni per le quali il futuro poi non sarà perduto. E sta a noi creare queste condizioni che ci vedono dialoganti, per nostra scelta, con l’amministrazione comunale per trovare insieme la giusta risposta giuridica per dare continuità al progetto.

Crediti immagine di copertina:
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