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18 Giugno 2019
Giovani volti al NoLo Fringe Festival

Giovani volti al NoLo Fringe Festival

Il co-working Hug si sta cominciando a riempire, manca poco all’inizio degli spettacoli del NoLo Fringe Festival. Con noi c’è Luca Bonafè, in arte Luca Cupani. Ad affiancarlo nell’intervista è presente l’attrice Miriam Giudice. Sono le 12: 30 ed è il momento di iniziare la diretta. Il comico italiano si presenta dicendoci che la sua esibizione è legata alla stand up commedy; un genere molto diffuso nel Regno Unito. Luca la definisce come un monologo comico dove si racconta di se stessi e del mondo. Il turno di parola passa a Miriam. L’attrice ci spiega che fino al 15 giugno sarà presente la sua mostra dal titolo Là, sulla Mac Mahon. La performance vera e propria si terrà il 14 giugno alle ore 20:00 sempre qui in via Venturini 83. Sono passati pochi minuti e dobbiamo già salutare Miriam che deve finire di preparare gli ultimi dettagli della sua mostra.

Goodnight Milano 05/06/19 – Speciale NOLO Fringe Festival

Goodnight Milano 05/06/19 – Speciale NoLo Fringe Festival

Gepostet von Milano AllNews am Mittwoch, 5. Juni 2019

Ora il focus ritorna su Luca Cupani che ci ricorda la sua esibizione di stasera, ore 21:00 presso la Salumeria del Design in Via Cecilio Stazio n° 18. Barbara Irisi, co-conduttrice, effettua una breve introduzione sul nostro ospite, ricordandoci del suo approdo a Londra nel gennaio del 2014. In quell’occasione ha partecipato e vinto al King Gong del Commedy Store di Londra. Questa è una delle modalità più titolate che hanno i giovani attori per farsi conoscere. A caratterizzare lo show è un pubblico feroce, ma ben preparato. Cupani interviene definendo quest’ultimo come la più brutale serata open mike di Londra. Il Commedy Store ospita 400 persone e nel weekend, con un doppio spettacolo, ne ospita facilmente il doppio in un solo giorno (in quest’occasione si esibiscono i professionisti). L’ultimo lunedì del mese viene data la possibilità agli esordienti di partecipare attraverso un’iscrizione via e-mail. Il contest ha una giuria composta da 3 persone scelte tra il pubblico. Il regolamento parla chiaro, alla 3° carta rossa, sollevata dai giudici di gara, il presentatore suona un Gong che indica la fuoriuscita del candidato. Luca ci dice di aver visto alcuni terminare l’esibizione dopo soli 12 secondi! L’obiettivo è rimanere 5 minuti, entro i quali si proclama l’alleluia (la resistenza media si aggira attorno al minuto/minuto e mezzo).

Ora facciamo un salto nel passato e indaghiamo le origini di Luca Bonafè. Il giovane comico proviene da Bologna, città dove ha frequentato una scuola di teatro. Le scarse possibilità presenti in Italia lo hanno condotto verso la capitale Inglese. A Londra si rese conto della difficoltà legate alla carriera attoriale. Questo mestiere richiede due caratteristiche, bisogna avere un accento perfetto oppure rappresentare uno stereotipo culturale. Purtroppo in quegli anni Luca non possedeva un accento curato e non incarnava lo stereotipo italiano; durante molti provini lo confusero per un polacco. Queste circostanze gli permisero di scoprire la la stand up commedy.

Siamo giunti a metà intervista e gli chiediamo come fa un italiano a far ridere il pubblico inglese. Luca ci risponde prontamente elencando diversi tipi di comicità tra cui: la observational che tratta il quotidiano, lo storytelling caratterizzato da esperienze personali, il one laugh che corrisponde alle nostre battute secche ed infine rimangono i giochi di parole, molto apprezzati nella cultura inglese. Questa parentesi teorica ci fa capire la preparazione del nostro ospite.

Finalmente ci racconta del suo primo Fringe, quello di Edimburgo. Il festival si è svolto nel 2014. Luca lo ricorda molto bene e con emozione, perchè in quel periodo riuscì a portare sul palco il suo primo show completo. Rimango sorpreso nel sentire che al di fuori del Fringe è molto difficile avere un proprio spazio. Il Commedy Store offre al vincitore 5 minuti dopo un lungo periodo di attesa. Luca ci dice che era richiesta una risata ogni 30 secondi su una performance di 10 minuti.

Incuriositi dalle differenze linguistiche chiediamo a Luca se è possibile costruire dei progetti trasversali tra Italia e Inghilterra. Ci risponde subito dicendo che l’inglese medio ha difficolta a capire il confine tra battuta e realtà, se il repertorio del comico riguarda stereotipi culturali esterni allo spettatore. Spesso gli inglesi chiedono perchè preghiamo sempre i santi o se rimaniamo in casa con i nostri genitori fino ai 30 anni.

Questa risposta permette a Barbara Irisi di domandare al nostro intervistato come funziona la censura sulla satira all’estero. Luca afferma che esiste una regola fissa: non bisogna prendere in giro una minoranza, per spiegarsi meglio usa il phrasal verb: don’t punch down. Anche le parolacce sono un fattore penalizzante, scontato dire lo stesso riguardo alle blasfemie. Secondo Luca le volgarità gratuite inficiano la performance perché spesso vengono viste o sono semplici escamotage.

La diretta sta per concludersi e come ultimo argomento tocchiamo il black humor. Questo fenomeno, praticamente vietato in Italia, gode di un’altra prospettiva in Inghilterra. Luca ci spiega con precisione l’ottica entro il quale è giustificabile una battuta su un tema doloroso e pesante. Quest’ultima deve essere uno strumento in grado di esorcizzare un grave accadimento ed alleggerirlo tramite la satira. L’intervista si conclude con Luca che ci ricorda un aspetto molto importante: il comico deve saper scherzare su se stesso prima di riuscire a far ridere gli altri.

Nicolai Pietro D’Angelo.

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