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9 Agosto 2020
Fake News: notizie che fanno la differenza

Fake News: notizie che fanno la differenza

Copertina articoli di approfondimento

Un giorno andando al supermercato, mi sono trovata, mio malgrado, ad ascoltare la discussione di due signore in fila davanti a me. L’argomento è sempre quello, il Coronavirus. La prima parla di un video, ricevuto su WhatsApp, che racconta la “verità sul Coronavirus” e di come l’avesse immediatamente inviato ad amici e familiari. La seconda, invece, replica affermando di conoscere quel video e di aver deciso di non condividerlo, perché si è scoperto essere una fake news. Quindi la rimproverò per aver contribuito alla diffusione di notizie false con troppa facilità. La risposta stizzita non si fa attendere: “Che problema c’è? Il video me l’ha mandato una mia collega, una persona affidabile. Non sono io che devo dire se una notizia è vera o è falsa. Nel dubbio condivido. Tanto che vuoi che sia? Una notizia in più o una in meno non fa differenza.”

Siamo davvero così abituati a un ascolto passivo della notizia, da pensare che non sia anche nostro compito capire se sia vera o falsa, ma deve essere qualcun altro a farlo per noi?
Certo, i giornalisti e i professionisti della comunicazione sono chiamati a giocare la loro parte nella lotta alle fake news, ma è anche vero che non si dovrebbe mai prendere per oro colato tutto quello che leggiamo, sentiamo o ascoltiamo.

In un mondo altamente digitalizzato ottenere informazioni e notizie di qualsiasi tipo è diventato semplicissimo. Non solo giornali, radio e televisione, i social network hanno reso ancora più facile il processo di diffusione e circolazione di una notizia. E ciò è un bene, soprattutto in questo periodo surreale, in cui siamo tutti confinati nelle nostre case e sentiamo un bisogno costante di sapere.
Il bisogno di informazioni, però, può facilitare la diffusione di notizie che in realtà non sono tali. Alcuni direbbero che è colpa della rete e dei social network che permettono a chiunque di scrivere qualsiasi cosa e poi di farla circolare. Molte delle notizie false sull’emergenza Covid-19, per esempio, provengono proprio dai social. Tuttavia se è vero che il web ha amplificato la diffusione di informazioni, vere o false che siano, è anche vero che le bufale e le fake news non sono un fenomeno nuovo, nato con la rete.

Le fake news sono sempre esistite, ma avevano un altro nome

La definizione di fake news fornita dall’enciclopedia Treccani recita:

«Locuzione inglese (lett. notizie false), entrata in uso nel primo decennio del XXI secolo per designare un’informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero, divulgata intenzionalmente o inintenzionalmente attraverso il Web, i media o le tecnologie digitali di comunicazione, e caratterizzata da un’apparente plausibilità, quest’ultima alimentata da un sistema distorto di aspettative dell’opinione pubblica e da un’amplificazione dei pregiudizi che ne sono alla base, ciò che ne agevola la condivisione e la diffusione pur in assenza di una verifica delle fonti».

Enciclopedia Treccani

Il termine fake news si è diffuso rapidamente a partire dal 2016, quando, come racconta la giornalista investigativa americana Sharyl Attkisson, il termine fake news viene usato inizialmente da una campagna di sinistra per smantellare la fabbrica di disinformazione portata avanti dai partiti conservatori americani. Donald Trump, durante la sua campagna elettorale, si appropria della dicitura per difendersi a sua volta dalle accuse di disinformazione. (Per saperne di più segnaliamo l’articolo de
Il Foglio).
In Italia si è sempre parlato di bufala o bufala mediatica. Fake news e bufale, infatti circolano da sempre sui nostri mezzi di comunicazione: dai giornali, alla radio e alla televisione. Purtroppo però, siamo così abituati e cullati dall’idea che ciò che sentiamo ai notiziari o leggiamo sui giornali sia la realtà, che fatichiamo a riconoscerle. Il passaggio ai social network ha permesso al fenomeno di esplodere su larga scala grazie anche al fattore viralità.
Ciononostante, il web non ha solamente amplificato un fenomeno già esistente, ci ha anche dato la possibilità di non essere utenti passivi bensì di poter verificare in prima persona l’attendibilità e la veridicità di una notizia.

«Internet ha distrutto l’oligopolio dell’informazione e ci ha permesso di accorgerci che in tanti casi sotto il racconto del mondo che riceviamo non c’è niente».

Craig Silverman

Notizie digitali, conseguenze reali

Condividere un articolo pubblicato su Facebook da un parente o diffondere una notizia arrivata tramite messaggio su WhatsApp da un nostro conoscente, può sembrare un’azione innocua, senza conseguenze perché, in fondo, è fatto in “buona fede”. La notizia, poi, che si è diffusa in maniera massiccia su Facebook o Twitter, viene notata da un giornalista che decide di riprenderla e pubblicarla sul giornale per cui scrive, senza fare troppa attenzione alla fonte.
A quel punto la notizia diventa di dominio pubblico, viene ripresa da altre testate giornalistiche e dai telegiornali. Alcuni sono scettici, ma ne parlano lo stesso, ad altri invece sorge il dubbio e scoprono che quella notizia è falsa e allora denunciano con un articolo. Luca Sofri descrive molto bene questo circolo della notizia nel suo libro Notizie che non lo erano. Perché certe storie sono troppo belle per essere vere.

Danilo Bertazzi - fake news
Danilo Bertazzi nei panni di Tonio Cartonio

Tutte queste azioni che contribuiscono alla diffusione di una fake news non sono senza conseguenze. In questo modo si contribuisce a fare disinformazione, i giornali e i giornalisti perdono di credibilità e aumenta la distanza fra percezione e realtà .
Un caso esemplare è la notizia della morte di Danilo Bertazzi, l’attore che interpretò il folletto più amato dai bambini, Tonio Cartonio della Melevisione. Dal 2006, infatti, circolava sul web e non solo, la notizia della sua morte per overdose e del suo secondo lavoro come pornostar. Questa news ha creato non pochi problemi all’attore che, non solo non è mai riuscito a risalire all’origine o a trovare il colpevole, ma ha dovuto anche convincere tutti della falsità di tali affermazioni, in alcuni casi senza riuscirci.

Tullio Simoncini - fake news
Il dottor Tullio Simoncini

Fra le fake news più dannose quelle in ambito sanitario, come dimostra uno studio finanziato dal Ministero della Salute e realizzato in collaborazione con la Kingston University di Londra.
Per esempio, la notizia che il cancro può essere curato con il bicarbonato. Questo trattamento è conosciuto come “metodo Simoncini”, dal nome del dottor Tullio Simoncini, ex oncologo oggi radiato dall’albo, che pubblicò Il cancro è un fungo. La rivoluzione nella cura dei tumori. La cura del bicarbonato venne facilmente diffusa sui social, dove si possono trovare anche diversi video di persone che affermano di essere miracolosamente guarite dal cancro. Da un articolo di adnKronos, si legge però che in realtà gli autori di tali video sono morti, proprio perché hanno cercato di curare il cancro con il bicarbonato, ma che questa notizia viene taciuta sui social.

Emergenza sanitaria, fake news e complotti

In questo periodo di emergenza sanitaria, possiamo vedere più nel dettaglio come le bufale sanitarie si diffondono velocemente rispetto a tante altre.

Da quando il virus Covid-19 ha iniziato a diffondersi in Cina a dicembre 2019, circolano instancabilmente sui media svariate notizie e fake news. Prima fra tutte l’identificazione etnica del virus, nata perché inizialmente è stato denominato dai mass media “virus cinese”, fattore che ha scatenato episodi di razzismo verso le comunità cinesi. Successivamente, con l’arrivo del virus in Italia, hanno iniziato a diffondersi notizie su possibili cure già esistenti in Russia, su come trattare il virus con la vitamina C o anche notizie che avvertono di evitare farmaci contenenti ibuprofene perché possono causare dei danni collaterali. Ma le notizie più sconvolgenti, e in alcuni casi le più dannose, sono le teorie complottiste.

Donald Trump- fake news
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump

Il primo complotto apparso sul coronavirus, oggi sostenuto dal premio nobel Luc Montagnier e dal presidente americano Donald Trump nonostante sia stato già ampiamente confutato da diversi scienziati, riguarda la natura del virus. Questa congettura afferma che il covid-19 sia stato creato in un laboratorio cinese (altre versioni affermano che sia stato creato in un laboratorio americano) e successivamente rilasciato nell’ambiente. Una teoria che purtroppo non porta nessuna prova scientifica a sostegno, dato che numerosi scienziati hanno già affermato e provato l’origine animale e quindi naturale del virus.

Inghilterra - fake news
Inghilterra, le antenne incendiate

Allo stesso modo risulta priva di fondamenta l’idea che il Coronavirus si sia diffuso attraverso le antenne del 5G. Tuttavia questo “complotto del 5G” ha spaventato così tanto le persone che in Inghilterra hanno dato fuoco alle antenne e in Italia circa 200 comuni hanno deciso di bloccarne la costruzione. Un’altra idea molto diffusa in Italia, descrive i Governi responsabili di usare il virus come pretesto per poi somministrare un vaccino. Si può facilmente immaginare che questo complotto sia stato fortemente supportato da tutte le persone che credono alla pericolosità dei vaccini come causa di patologie quali l’autismo.

Come combattere disinformazione e fake news

Questo tipo di narrazioni si fanno strada nel pensiero della gente molto facilmente, poiché rispondono al bisogno di informazione alimentato dalla paura e dalla preoccupazione.
Per sua natura l’essere umano ha bisogno di dare un senso e un ordine a ciò che appare inspiegabile. Di conseguenza una storia in grado di spiegare in modo apparentemente plausibile e semplice le dinamiche di un evento incontrollabile come la pandemia può risultare rassicurante.

«Sui complottisti ho imparato soprattutto una cosa: loro, in realtà, credono nei complotti perché è rassicurante. La verità è che il mondo è caotico. La verità è che il mondo non è controllato da una cospirazione delle banche ebraiche o dagli alieni grigi, o da rettiliani di tre metri e mezzo provenienti da un’altra dimensione.
La verità è più spaventosa: nessuno controlla il mondo. Il mondo è alla deriva.»

Alan Moore, Nella mente di Alan Moore.

Il rischio è minimizzare il pericolo del virus, aumentare la disinformazione e minare la fiducia del popolo italiano verso giornali e istituzioni, aggravando una situazione già di per sé molto complessa da gestire. Oggi più che mai, abbiamo bisogno di una comunicazione chiara, fatta da professionisti in grado di accertarsi delle proprie fonti, che preferiscano raccontare una storia vera all’articolo sensazionalistico o divertente da leggere. In un periodo di emergenza, in cui siamo letteralmente bombardati da notizie su tutti i fronti, non si può più credere passivamente a quello che leggiamo, ascoltiamo o vediamo. Per far ciò esistono strategie ben precise:

  • Leggere le notizie che ci arrivano con un atteggiamento critico
  • Informarsi da fonti sicure (telegiornali e giornali autorevoli, siti ministeriali e siti di organizzazioni internazionali)
  • Consultare le pagine dedicate al fact checking e al debunking: butac.it, bufale.net, il blog di davidpuente.it, la sezione specializzata di open.online, di huffingtonpost.it, di ilpost.it.
  • Anche il ministero della salute ha dedicato uno spazio del suo sito web a indicare e smascherare le principali fake news sul conoravirus
  • Diffidare da un linguaggio che usa termini ambigui e frasi confezionate; un linguaggio creato a doc per instaurare il dubbio senza portare mai certezze e prove.

Fonti:

Per altri articolo simili, visita la sezione dedicata agli articoli di slow journalism.

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