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14 Aprile 2021
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Diana De Marchi e la strada che porta alla parità di genere

Diana De Marchi e la strada che porta alla parità di genere

Parità di genere: «Parificazione, nella rappresentatività, degli individui, anche indipendentemente dal genere biologico».
Questa la definizione dell’Enciclopedia Treccani. Ma oggi, nella nostra città, è davvero così in ogni aspetto?

La consigliera Diana De Marchi, ospite di Good Morning Milano, racconta quali sono i limiti della società di oggi e le proposte per fare dei passi avanti nel campo delle pari opportunità.

Il mondo, e la nostra città in particolare, spiega la consigliera, sono fatti di donne e uomini e, anzi, le donne sono anche in numero maggiore. Le donne contribuiscono al progresso, ai cambiamenti sociali, economici, culturali, tanto quanto gli uomini. E lo vediamo in moltissime testimonianze, partendo dalle più famose, come quella di Maria Gaetana Agnesi che, alla fine del 1700, è stata la prima a scrivere un manuale di matematica ancora oggi utilizzato nelle scuole.

Ci sono azioni di donne che hanno cambiato completamente il corso della storia e dell’apprendimento e, nel caso sopracitato, della matematica. Agnesi già all’epoca ribadiva l’importanza di insegnare allo stesso modo a bambini e bambine. Questa questione ha tanti anni di vita ma non è riconosciuta ancora abbastanza. Ciò è evidente nelle discriminazioni che, nonostante le leggi, le conquiste e i diritti ottenuti, continuano ad esistere.

Una delle proposte avanzate dalla De Marchi nasce proprio da queste riflessioni. La domanda è molto semplice: perché non dare alle fermate della metro anche dei nomi di donne che hanno fatto grande la nostra città? Sembra una proposta provocatoria, spiega l’ospite, ma in realtà si inserisce in un percorso che la città di Milano sta già seguendo.

«Basti pensare alla toponomastica femminile», prosegue la consigliera, «avevamo solo il 3% delle vie intitolate a donne che non fossero sante, regine o madonne e che, invece, avevano fatto grande la città con le proprie competenze. In questo campo siamo già migliorati e abbiamo iniziato a inserire nel regolamento della toponomastica delle città vie intitolate a donne».

Bisogna cambiare culturalmente l’approccio alla storia del passato per costruire una storia del presente e del futuro che veda protagonista le donne.

A Milano è più semplice che in altre città apportare un cambiamento concreto, perché il diritto alle pari opportunità è riconosciuto trasversalmente. Però, di fatto, che cosa succede? Che cosa complica la questione?

Il problema è nel riconoscimento reale delle donne, spiega Diana De Marchi. Bisogna che gli uomini lascino il proprio posto alle donne ma avviene raramente, perché è difficile che gli uomini lascino il proprio posto. Per questa ragione, servono degli obblighi e delle leggi affinché ci sia un equilibrio. Perciò sono necessarie azioni come raccontare e riconoscere le vite di donne che hanno svolto percorsi importanti, ma che sono state ignorate.

Lavorando con la casa editrice Cartusia, Diana De Marchi ha distribuito gratuitamente nelle scuole primarie e secondarie della città 900 copie del libro Donne avventurose che hanno fatto grande Milano, grazie a degli sponsor e al patrocinio del Comune di Milano. Il libro racconta 28 biografie di donne che hanno fatto grande la nostra città e di cui ancora oggi si possono trovare, ad esempio, i luoghi in cui hanno vissuto o lavorato, con un percorso turistico e storico della città legato alle loro biografie.

Donare questo libro ai bambini e alle bambine dalla quarta elementare alla terza media serve a sollecitare le loro capacità, per scoprire le storie di queste donne che ce l’hanno fatta grazie alle proprie competenze, anche in tempi più difficili dei nostri.

Si passa il testimone di libertà a bambine e bambini per dir loro “guardate, se avete un sogno e vi sentite in grado, realizzatelo, non abbiate barriere, liberate le vostre competenze”.

Sembra un discorso anacronistico ma, purtroppo, non è così. Ancora oggi una bambina può essere limitata nella sue scelte proprio in quanto donna. Abbiamo dei retaggi ben radicati nella nostra cultura, nonostante i cambiamenti già in atto. Ciò si può notare soprattutto per le materie scientifiche.

Il nostro Paese vede un tasso di occupazione delle donne che è al penultimo posto della graduatoria europea. E sono poche le bambine indirizzate verso studi scientifici e tecnologici. Le donne si autoeliminano da settori del mondo del lavoro, perché quelle competenze sono ancora considerate maggiormente maschili. La conseguenza è che ci sono pochissime iscritte nei corsi universitari di questo tipo. Se le donne non hanno questo tipo di conoscenze, saranno tagliate completamente da un settore che diventa sempre più importante nella nostra società, spiega la consigliera.

È fondamentale non demoralizzarsi quando accadono ancora fatti che pensiamo assurdi, come le ragazze che scelgono percorsi professionali che non desiderano. Nonostante succeda ancora, non bisogna perdere la voglia di apportare un cambiamento.

Diana De Marchi insiste sul fatto che soprattutto le istituzioni dovrebbero dare degli esempi virtuosi nel campo della parità di genere, facilitando poi il cambiamento fuori dall’istituzione. È una rete che si deve consolidare. È una strada da percorrere uniti, uomini e donne.

Crediti immagine di copertina
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