Cerca
16 Luglio 2019
CityLife: la porta di Milano per l’Europa

CityLife: la porta di Milano per l’Europa

Quasi cento anni fa, nel 1920, nasceva la Fiera di Milano. Tra gli anni 60 e 70, in pieno boom economico, quei 27 ettari di area campionaria diventarono testimoni e artefici della trasformazione di un’area, una volta periferica, punto di interconnessione tra il nord est e il nord ovest italiano che ben presto diventò punto di interconnessione internazionale in una finestra sul resto d’Europa. Secondo molti il ruolo centrale che Milano aveva e ha tutt’oggi nell’economia europea è da ricondurre alla presenza di questa fiera: basti pensare che la prima, nel 1920, vedeva 1200 espositori, di cui circa un quinto esteri, in un momento in cui non c’era nemmeno lo Spazio Schengen a facilitare gli spostamenti.

Dopo il lento e progressivo abbandono come conseguenza del trasferimento della fiera nella sede di Rho, nel 2004 fu varato il progetto di riqualificazione, CityLife. Il progetto comprendeva la demolizione dell’ex fiera campionaria, la realizzazione della più grande area pedonale nel territorio del comune di Milano e la costruzione delle Tre Torri, oggi diventate non solo il simbolo dell’intero quartiere, ma anche il nome della stazione metropolitana inaugurata nel 2015.

La fiera com’era nel 1920

Il quartiere di 255.000 metri quadri vede tre torri, Hadid, Isozaki e Libeskind, dai nomi delle tre star dell’architettura che le hanno disegnate, che da subito hanno preso soprannomi più colloquiali: Lo Storto, il Dritto e il Curvo a causa delle linee architettoniche che li contraddistinguono. All’ombra delle torri, sempre disegnate da Zaha Hadid e Daniel Libeskind, sorgono l’area residenziale e il parco interamente pedonale di 170.000 metri quadri.

La Torre Hadid, disegnata dall’archistar anglo-irachena Zaha Hadid, ora la sede di Generali, è un palazzo di 44 piani per 177 metri di altezza caratterizzato dalla torsione, via via più accentuata con l’altezza: è stata nominata il secondo grattacielo più bello al mondo nel 2016. Ai suoi piedi, in quella che potremmo definire “lobby” possiamo trovare la galleria commerciale: il CityLife Shopping District, vero appeal del quartiere per la gente comune, dato che la torre, di per sé, è semplicemente un edificio con 39 piani di uffici.

Zaha Hadid, morta nel 2016, era un’architetta appartenente alla corrente decostruttivista – una corrente che vuole de-costruire ciò che prima era stato costruito, esautorare i canoni architettonici prima ritenuti validi nello stesso modo in cui il filosofo Derrida, con il suo postmodernismo, corrente filosofica molto vicina al decostruttivismo architettonico, distrusse i canoni dell’umanesimo e della società moderna su cui la filosofia si basava prima di lui.
Proprio per questa linea decostruttiva post-moderna il suo tratto è riconoscibile non solo nello Shopping District, ma anche nella stazione marittima di Salerno e nella stazione ferroviaria di Afragola, altre due sue opere che destrutturano convenzioni disegnando punti di connessione tra l’armoniosità di linee curve e fluide e l’artificialità di edifici che possono apparire forse troppo stravaganti per la funzione che hanno.

La Torre Isozaki, Il Dritto, è forse il grattacielo più tradizionale in quel quartiere: detiene “solo” il titolo di grattacielo più alto d’Italia. Disegnata dall’architetto giapponese Arata Isozaki e dall’architetto italiano Andrea Maffei, ora ospita 2800 dipendenti Allianz. Due autori che, lavorando insieme, si sono meritati il premio Pritzker, un riconoscimento che va a onorare il valore delle opere architettoniche e del contributo all’umanità che esse portano. 
Come già detto, sarebbe una torre relativamente standard, se non fosse per la copia della Madonnina del Duomo issata sulla cima, requisito fondamentale richiesto dallo statuto di Milano che prevede che nessun edificio sia più alto della Madonnina. Per capirci, questa fu la ragione per cui la Torre Velasca non poté superare, nel 1957, i 108,5 metri, per rispetto alla Madonnina
Il 22 novembre del 2015 la tradizione è stata rispettata, e una copia fedele della Madonnina del Duomo è stata issata sul tetto, rendendo ufficiale  il titolo di  tetto più alto della città milanese.

Il fatto più interessante di questo palazzone è la presenza di un Guinness World Record, ovvero il Largest Stairwell Mural, intitolato “Il giro del mondo in 50 piani“. Un’opera d’arte che vede i come protagonisti i principali skyline del mondo (e in particolare le principali sedi Allianz dislocate nelle varie nazioni) ed è stata realizzata da 700 dipendenti e un centinaio di persone con disabilità all’interno dell’androne delle scale, supportati da Orticanoodles, un collettivo di artisti di strada: il mural vede ogni piano dedicato a una città, con un cambio di continente ogni dieci piani.
Quattro mesi, 200 litri di pittura acrilica e 650 ore di lavoro hanno portato al primato del mondo, per ora usufruibile solo dai dipendenti Allianz. Attualmente, infatti, non è visitabile dal pubblico.

La Torre Libeskind, il Curvo, futura sede italiana di PwC,  è il nuovo progetto dell’artista-architetto Daniel Libeskind dopo la riqualificazione del quartiere di Ground Zero, l’ormai ex sede delle Torri Gemelle dopo l’11 settembre, e la costruzione della Freedom Tower. La particolarità di questo palazzo è forse l’evoluzione che ha subito in corso d’opera: una volta, il Curvo doveva essere più curvo.

Nel render qua sopra si vede bene la particolarità del primo progetto: il vano ascensore sarebbe rimasto alle spalle dell’edificio, divergente rispetto alla linea curva del resto di quest’ultimo, collegato ad esso da delle passerelle.  
Questo concept sarebbe stata la vera realizzazione dell’idea dell’archistar, un’idea che avrebbe richiamato la cupola rinascimentale.
Attualmente la Torre Libeskind ha una curvatura meno accentuata in quanto il progetto originale non era economicamente sostenibile.

Nel progetto originale Libeskind aveva previsto anche un museo, il Museo d’arte contemporanea, e il consorzio City Life aveva già versato i 40 milioni al comune di Milano che sarebbero dovuti essere investiti nella costruzione dell’intera opera, ma nell’aprile 2013 il comune preferì utilizzare i fondi stanziati per la ristrutturazione del Vigorelli e del Palazzo delle Scintille, ovvero l’ex padiglione 3 del polo fieristico, costruito nel 1923, un palazzo in pieno stile art nouveau ora adibito a spazio espositivo.

Proprio in occasione della posa della soletta calpestabile dell’ultimo piano del Curvo si è accennato al futuro di questo quartiere: se il buco vicino alle residenze non fosse un segnale abbastanza chiaro, si continuerà a costruire. Ci saranno sicuramente altre residenze firmate Libeskind con annessa piscina per residenti e probabilmente altre due torri tra Largo Domodossola e Viale Duilio. Per questo progetto-bis sono stati contattati diversi studi di architettura, nazionali e internazionali, che certamente renderanno ancora più bello quel quartiere.

Sembrerà ripetitivo citarlo per l’ennesima volta, ma Libeskind stesso commentò la realizzazione del progetto di riqualificazione sostenendo come esso fosse per Milano “una porta per l’Europa”.
Effettivamente CityLife ha portato un esempio di virtuosismo e cosmopolitismo in un’area che negli anni “90 essenzialmente non esisteva, e adesso è ritenuta da esperti nazionali e internazionali una delle più belle e vivibili d’Europa. Non ci sono molti altri esempi di come da un’area essenzialmente post industriale si possa passare a un quartiere residenziale di lusso in meno di venti anni. L’East End non è, e probabilmente non sarà mai, il nuovo centro residenziale di Londra, mentre adesso possiamo tranquillamente dire che il centro di Milano, sia quello lavorativo sia quello abitativo, si è spostato leggermente più a nord ovest.

Condividi

Archivi