Alla Scala un Attila fortemente politico

Quando fu annunciato che alla prima della Scala sarebbe stata rappresentata l’ opera verdiana Attila, i mormorii di disappunto furono molteplici. In effetti si tratta di un Verdi molto giovane, poco più che trentenne, ed il periodo storico non si prestava alla narrazione di uno straniero invasore mentre era in essere la dominazione austriaca e stava maturando una volontà di ribellione, accompagnata dal desiderio di nascita dello stato italiano. Anche per questo Attila per lungo tempo venne considerata un’opera minore.  Ma darla nel 2018 assurge ad un significato politico particolare.

Alla prima sarà la prima volta di un governo giallo verde che sarà ampiamente rappresentato. Vi sarà anche il presidente della Repubblica Mattarella. Cantare il re degli Unni, quando è in atto uno scontro con l’Europa ha un suo fascino perverso. E se l’ amore di Odabella per il padre ucciso e per il fidanzato risulta scontato, è la sua forte figura che svetta fino al compimento della vendetta con l’ uccisione di Attila con la spada da lui donata. L’ impero romano traballa, nelle mani di un imperatore bambino. Quanta somiglianza si potrebbe trovare con la Roma di oggi.  I temi politici attraversano tutta l’ opera verdiana e si ricongiungono con una visione provocatoria con la nostra attualità. E la domanda sorge spontanea, chi è oggi Attila e i barbari sono alle porte ?

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Nato a Milano il 20/6/1951. Sposato, un figlio, un nipote e una gatta... Esperto di gestione delle risorse umane e di comunicazione istituzionale, scrittore di noir, ė stato assessore del Comune di Milano e Presidente del Consiglio Provinciale.

caputo.rob@gmail.com

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