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9 Dicembre 2019
La partigiana che ammazzammo due volte: la ragazza di Vighignolo

La partigiana che ammazzammo due volte: la ragazza di Vighignolo

Giulia Lombardi aveva 22 anni quando è stata uccisa durante una rappresaglia nei giorni bui della Seconda Guerra Mondiale. Giulia, che aveva 22 anni, era una lavoratrice come tante altre donne. Simpatizzava per la resistenza? Non lo sappiamo, forse si e se lo avesse fatto perché spinta da ideali rivoluzionari e di libertà o perché si fosse ritrovata nel posto giusto al momento giusto, fa poca differenza. Di sicuro, invede, c’è che  si ritrovò nel posto sbagliato al momento sbagliato e a soli 22 anni sulla strada che porta da Vighignolo a Cornaredo, nel mezzo dei campi, fu uccisa. Morta. Strappata ad una vita che non avrebbe mai più vissuto. Tutto questo a soli 22 anni.
Gli anni in cui i nostri figli, le nostre sorelle i nostri nipoti, si preparano per la laurea, per il loro primo lavoro, per i primi grandi amori, le convivenze, i traslochi e l’Erasmus. Tutte cose che Giulia, 22 anni, non avrebbe mai potuto più sperimentare.

È questo che chi ha tentato di bruciare la statua commemorativa posta a Vighignolo  ha cercato di distruggere. Cercare con il fuoco di assassinare per la seconda volta una povera ragazza di 22 anni. Colpevole solo di voler essere libera e di sperare di poter cambiare le cose.
Chiunque sia stato ha data fuoco a tutti i nostri figli, le nostre sorelle, i nostri nipoti che sono scomparsi prematuramente, che sono morti, portati via dalla sola colpa di essere giovani e sfortunati. 

Quello che distingue Giulia dai nostri figli, dalle nostre sorelle e da noi stessi è il coraggio. Un coraggio dettato dalla necessità di scegliere da che parte stare in un momento difficile. Un coraggio che fa il paio con la codardia dei nostri figli, delle nostre sorelle e di noi stessi. Una codardia dettata della moda del momento: essere un numero, non scegliere da che parte stare.

…dopo aver contribuito a quella che ora possiamo chiamare Libertà, fu uccisa. Morta. Strappata ad una vita che non avrebbe mai più vissuto. Tutto questo a soli 22 anni.

E infine mi rivolgo a voi, a voi che vi siete turbati quel 14 Aprile in cui è stata posta la statua proprio davanti ad una scuola.
Mi rivolgo al vostro assurdo e cieco turbamento. Mi rivolgo a voi, che in tutto e per tutto vi reputo complici. Complici di gettare ombre e maledetto fango sulla memoria di una ragazza di 22 anni. Morta. Uccisa. Ammazzata.

Complici di non capire che proprio le scuole devono essere i luoghi in cui spiegare ai nostri bambini che i totalitarismi, le cattiverie e il razzismo sono sempre in agguato. Nelle scuole in cui dobbiamo insegnare a quei codardi dei nostri figli, delle nostre sorelle e di noi stessi che quando vediamo un’ingiustizia, quando la libertà di qualcuno viene negata e quando qualcuno viene discriminato, non bisogna girarsi dall’altra parte, ma fare come Giulia, che a soli 22 anni, ha avuto il coraggio di non girarsi dall’altra parte, ma di agire e di lottare.

il Direttore
Fabio Ranfi


Chi era Giulia Lombardi.

(tratto dal sito della ProLoco di Settimo Milanese http://www.prolocosettimomilanese.it/sitoproloco/Dispense/13_Giulia_Lombardi.htm)

Giulia Lombardi abitava a Vighignolo ed aveva quasi 22 anni (era nata il 22 agosto 1922).

  Il 26 maggio 1944 si era avviata a piedi, assieme ad altre due amiche, sulla strada che da Vighignolo porta a Cornaredo; le ragazze erano dipendenti della MAIM (Manifattura Abbigliamenti Industriali) e camminavano svelte per raggiungere il posto di lavoro.

  Giulia era al centro del gruppo.

  Verso le 7,30, in prossimità di Cornaredo, il gruppetto fu raggiunto da alcuni colpi d’arma da fuoco. Delle tre solo Giulia fu l’unica ad essere colpita a morte, inutili furono i tentativi di salvarla. A sparare fu un caposquadradella GNR durante uno dei tanti rastrellamenti che avevano l’obiettivo di arrestare renitenti di leva e partigiani. Il milite della Muti che sparò scrisse sul rapporto che l’uccisione della ragazza era stato un incidente, in quanto era stata colpita per sbaglio nell’ambito del tentativo di arresto di un individuo che si era dato alla fuga.

  Il comando dell’operazione era affidato all’Aiutante Maggiore in 1ª Capitano De Stefani Bruno che, un mese dopo, diventerà Maggiore e guiderà il rastrellamento che porterà alla fucilazione di Ravagnati, Rigamonti e Soldati nella piazza di Settimo

  Ai funerali partecipò tutto il paese ed i giovani colleghi della MAIM, molti dei quali membri della Resistenza della zona.

  Giulia Lombardi venne riconosciuta come “Staffetta” dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.

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Fabio Ranfi
Scritto da
Fabio Ranfi

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