#99 Ristorante Wang Jiao

Ristorante Wang Jiao

Via F.Casati, 7/9    Tel. 02/87.28.05.96

Piatti freddi 4 – 6 euro / Ravioli al vapore 3,50 euro / Riso saltato 4,50 – 6 euro / Spaghetti di riso saltati 4,50 – 6 euro / Minestre e zuppe 3,50 – 7,50 euro / Verdure 4,50 – 6 euro / Pollo, maiale, vitello 5 – 13,50 euro / Scodelle di fuoco 6 – 8 euro / Pesce 10 – 18 euro / Tofu 5,50 – 7,50 euro / Gamberoni 6 – 8 euro / Anatra, agnello, coniglio 8 – 9,50 euro / Tagliatelle di riso fresche 4,50 – 6,50 / Spaghetti saltati e di soia 4,50 – 6 euro

Locale in zona Buenos Aires piuttosto ampio, con numerosi tavoli, facente parte di una piccola catena di ristoranti cinesi a Milano (quattro in tutto). L’ambiente è un po’ cupo, i tavoli sono privi di tovaglia e i cuscini sulle sedie non proprio immacolati. Nonostante l’impressione di poca cura generale, il cibo è buono anche se un po’ pesante. I piatti sono gustosi e dalle porzioni abbondanti, alcuni fuori dal comune a cui non siamo abituati. La cucina è quella del sud della Cina in cui il piccante regna sovrano, come nel caso delle “Scodelle di fuoco”, saporite ma un po’ unte.

Il locale è sempre affollato, tanti astanti sono cinesi ed i prezzi sono davvero molto contenuti. Per quanto ci riguarda, il servizio è stato molto sbrigativo e poco sorridente, con qualche disguido: mentre la prima ordinazione è arrivata per ultima, le altre portate ci sono arrivate in continua successione arrivando ad occupare tutto il tavolo e restando poi a freddarsi.

Ci tornerei? Si esce dal locale sicuramente sazi pur avendo speso una cifra davvero limitata, ma nulla di più…

Curiosando nei dintorni:

ALBERGO DIURNO VENEZIA

E’ una struttura sotterranea costruita in piazza Oberdan tra il 1923 e il 1925 in stile Liberty e Decò. Il suo nome ufficiale era Albergo Diurno Metropolitano ed era aperto tutti i giorni dalle 7 alle 23. L’aspetto degli apparati decorativi, degli arredi e di una parte della concezione architettonica generale è da attribuire all’architetto Piero Portaluppi.

Occupava una superficie di circa 1200 metri quadrati ed era diviso in due parti: le terme e il salone degli artigiani. Le prime ospitavano sei bagni di lusso con vasca e i bagni semplici con doccia, mentre il salone degli artigiani ospitava barbieri per uomo e donna, manicure e pedicure, uno studio di fotografia e una lavanderia.

Nella piazza si conservano due colonne di cemento che contengono i condotti di scarico dei fumi della caldaia e dell’aria viziata. In seguito alla costruzione della linea 1 della metropolitana, l’accesso al Diurno è stato ricavato dalla scala di accesso alla metropolitana stessa.

Gran parte degli artigiani lasciarono il Diurno alla metà degli anni Novanta, mentre le Terme vennero chiuse nel 1985. Il luogo è ora gestito dal FAI che lo apre una volta al mese al pubblico con visite guidate.

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vania@latw.it

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