#134 Osteria dei Malnat

Osteria dei Malnat

Via Caccialepori, 3  –  Tel. 02/23.18.20.24  (chiuso sempre a pranzo, tranne dom.)  = Consigliata la prenotazione  =

Antipasti 11 – 15 euro / Primi piatti 13 – 15 euro / Secondi 16 – 19 euro / Dessert 6 euro / Vini al calice 4 euro / Coperto 3 euro

Dopo la seconda Guerra Mondiale, dove ora sorge l’Osteria dei Malnat, si trovava una famosa pasticceria. Il locale è piuttosto limitato, consiste in un’unica sala più un piccolo soppalco con qualche tavolo e la cucina a vista con antistante “table de chef” dove è possibile testare un menù degustazione a sorpresa, solo previa prenotazione. Il tetto è a volte di legno, alcuni vecchi muri sono stati mantenuti e l’arredo possiede alcuni elementi vintage come è tanto di moda negli ultimi tempi.

Numerosi dischi in vinile alle pareti, qualche richiamo di stagione sui tavoli, in questo caso zucche ornamentali. I sottopiatti in carta nera non sono sufficientemente ampi neppure per appoggiarvi il pane, d’altronde qui lo spazio a disposizione non è un problema del tutto secondario. Hanno voluto sfruttare ogni millimetro disponendo troppi tavoli al punto tale da rendere scomode sia le sedute che i passaggi per i camerieri stessi che, a più riprese, fanno cadere le borse delle signore appese alle sedie. La cosa più insopportabile è poi la posizione di quei tavoli che, ahimè come il nostro, si trovano nei pressi dell’ingresso senza alcuna schermatura, quindi soggetti a ricevere continue folate di aria fredda durante la cena.

Il servizio è attento, anche se un po’ troppo nervoso e capita che ti venga portato via il piatto senza aver terminato. Parliamo ora della cucina: prevalentemente della tradizione milanese, con qualche sconfinamento nelle terre di altre provincie lombarde, come la bergamasca o la Valtellina. Ci vengono dapprima offerti dei crostini di pane con burro al pepe nero e al parmigiano. Ordiniamo un buon riso al salto servito con fonduta al parmigiano e un ottimo piatto di gnocchi rustici di patate al ragù di verdure con un unico difetto: il taglio quadrato e grossolano dato agli gnocchi impedisce di raccogliere il sugo adeguatamente.

Abbiamo poi optato per un coniglio alla milanese con cipolla al pistacchio e gratinatura alla gremolada e per il baccalà in olicottura affumicato (sentore di affumicato non pervenuto) con bisque al nero di seppia e chips di riso venere: due piatti entrambi privi di un’impronta decisa, a cui manca una spinta in più. Come dessert, cheesecake al pompelmo e crème brulee senza lode e senza infamia. Lista dei vini con una quarantina di etichette del nord Italia e della Francia  dai ricarichi corretti ma a cui mancano le annate nella descrizione. Assaggio un buon calice di Dolcetto di Claudio Alario.

Ci tornerei? Conto finale poco equilibrato, non credo di voler tornare a breve.

Curiosando nei dintorni:

Stadio Giuseppe Meazza (San Siro)

Inaugurato nel 1926 e di proprietà del Comune, ospita le gare interne di Inter e Milan, ma anche altri eventi. Soprannominato “il tempio del calcio”, è uno degli stadi più conosciuti a livello internazionale, oltre ad essere il più capiente d’Italia. E’ stato inserito al secondo posto nella classifica degli stadi più belli del mondo redatta da “The Times” nel 2009. In ogni caso, San Siro rappresenta uno dei massimi simboli della città dopo il Duomo e il Castello.

“La prima volta che vedi lo stadio G:Meazza è impossibile non avere un sussulto. Quando è illuminato, sembra un’astronave atterrata nella periferia milanese”. (The Times, 2009)

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vania@latw.it

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