#118 Ristorante D’O

Ristorante D’O

Piazza della Chiesa, 14    S.Pietro allOlmo, Cornaredo (Mi)  –  Tel. 02/93.62.209 (ch. dom. e lun.)  = Chef Davide Oldani =

Menù degustazione Armonia da 3 portate (compreso il dolce) a 58 euro / Menù a 78 euro ( da 5 portate compreso il dolce) / Menù a 106 euro (8 portate compreso il dolce) / Percorso di 3 calici abbinati a 25 euro / Percorso di 5 calici abbinati a 40 euro / Percorso di 8 calici abbinati a 62 euro / Acqua ospite 3 euro / Servizio e coperto compresi

Sono stata diverse volte in questo ristorante del famoso chef Oldani, prima che cambiasse sede dopo ben 12 anni. A una ventina di chilometri da milano, a pochi passi dalla vecchia, la nuova sede inaugurata nel 2016 si affaccia sulla graziosa piazzetta con la Chiesa Vecchia risalente all’epoca dei Longobardi in zona pedonale. Davide Oldani ha ristrutturato un vecchio ristorante chiuso ormai da tempo e lo ha pensato come una grande casa per accogliere i suoi ospiti. Vi sono infatti diverse sale denominate: tinello, con tavolo antistante la cucina e adatto per otto persone, salotto, veranda, soggiorno, galleria e studio al piano inferiore, per un totale di circa 45 coperti. Se il numero di coperti risulta più o meno uguale a prima, l’ambiente in generale è senza dubbio più spazioso e luminoso, molto elegante anche se un po’ freddo. L’architetto è Piero Lissoni, mentre tavoli e sedie in legno d’olmo sono stati progettati dallo chef stesso e realizzati da Riva: molto particolari, le sedie hanno un solo bracciolo con vano portaoggetti e ripiano su cui poggiare la borsa, mentre i tavoli hanno una cornice di sottopiano in cui è riposto il tovagliolo. L’arredo è senza dubbio piacevole e curato, assenza di tovagliato e mise en place minimale, mentre è sempre presente la monoposata creata dallo chef già da tempo.

Da tutto traspare l’amore dello chef per il proprio lavoro, compresa la sua quasi costante presenza sul posto. Il menù Armonia, studiato per tavoli con più di quattro persone, viene praticamente imposto agli avventori con la possibilità di scegliere unicamente il numero delle portate e dei vini da abbinare. La cantina consta di circa 450 etichette da scegliere su tablet o da farsi consigliare dal bravo sommelier Manuele Pirovano.

La filosofia dello chef è sempre la stessa: ricerca di armonia tra i contrasti, maestria nel lavorare le materie prime, cura maniacale nella presentazione dei piatti, standard sicuramente elevato. Tuttavia, per la prima volta, il rapporto qualità – prezzo mi è sembrato poco “pop”. Non ho affatto apprezzato l’asparago di Mezzago, gelato alla rosa e tuorlo vegetale in cui il sapore da saponetta del gelato disturbava l’equilibrio del piatto. Buono il riso 2018 con zafferano e crosta, mentre troppo forte il gusto dei “sanpietrini” di polpo con salicornia, rapanelli e amaranto. Non ho particolarmente gradito neppure l’ostrica Prestige des Mers con piselli, mandorla e pepe agrumato, nonchè la coda di rospo con ortica cremosa e caviale di lampone dall’acidità per me eccessiva e la cialda non croccante. Accattivante invece il dolce finale: pomme au four da bere e biscotto al mou, seguito da piccola pasticceria per caffè.

Gli accostamenti dei piatti non mi sono sembrati sempre azzeccati, l’eccessiva ricerca di originalità ha forse un po’ penalizzato il sapore e nell’insieme non mi ha dunque entusiasmato.

Il servizio è sempre preciso e puntuale, eccezion fatta piccoli inconvenienti come il pane servito solo a fine cena. Unica certezza: le attese e le difficoltà per prenotare sono davvero infinite…

Ci tornerei? Sicuramente non a breve. Personalmente preferivo clima e cucina del vecchio D’O…..cipolla caramellata compresa.

Curiosando nei dintorni:

Chiesa Vecchia di S.Pietro   –  P.zza della Chiesa (S.Pietro all’Olmo)

La Chiesa Abbaziale di S.Pietro all’Olmo è denominata “gesa végia” (chiesa vecchia) per le sue antichissime origini: la sua costruzione probabilmente risale all’epoca dei Longobardi e la struttura abbaziale venne realizzata fra il IX e l’XI secolo. Della struttura originaria oggi è visibile solo un muro di cinta, in quanto dopo il devastante terremoto del 1117, la chiesa venne completamente ricostruita nel XII secolo. Nel 1542 il monastero divenne Abbazia e poco più di 200 anni dopo tutti i beni vennero incamerati dallo stato e venduti. Nel 1843 la chiesa divenne Parrocchia del paese, mentre gli spazi della canonica divennero abitazioni private. Gli interni della Chiesa presentano uno squisito stile romanico.

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vania@latw.it

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