#116 Osteria Alla Grande

Osteria Alla Grande

Via Forze Armate, 405  (ch. dom e lun)    Tel.02/48.91.11.66   = Pet friendly =    In cucina: Maria Elena Bonfitto

Prezzo fisso a pranzo: 11 euro (bevande escluse)   –   Prezzo fisso per ogni pietanza: Antipasti 12 euro / Primi piatti 9 euro / Secondi (con contorno) 15 euro / Dolci 5 euro Bottiglia di vino 15 euro

Segnalata anche dalla guida di Slow Food, l’Osteria Alla Grande è un vecchio “trani” milanese dall’atmosfera d’altri tempi. Situato nella Baggio vecchia, una volta entrati nel locale si rimane sorpresi dalla quantità infinita di oggetti da rigattiere che fanno bella mostra di sè: dal juke-box, alla collezione di caffettiere, di cavatappi, di cucchiaini, a vecchie fotografie, a cartelli e stampe divertenti. Una ventina di posti a sedere al piano terra e solo qualcuno in più al piano superiore, chiamato dagli avventori “galleria”, in quanto contiene alcuni manifesti originali di vecchi film. Apparecchiatura con tovagliette in carta spiritose e bicchieri in vetro da osteria anche per il vino.

I piatti sono quelli della tradizione milanese, dall’ossobuco alla cotoletta, dai mondeghili alla trippa e poi pasta fatta in casa, così come ragù e dolci. Tutti piatti ottimi e abbondanti creati dalle mani della signora Elena, detta “Santa Pazienza”, moglie del baffuto Roberto detto “lo smilzo”, vero e proprio personaggio dalla battuta pronta e sempre presente in sala. Al piano superiore lo aiuta il socio Antonio detto “Sintesi” per un’evidente capacità dialettica, in passato spesso presente a “Striscia la notizia”.

La lista dei vini è un po’ scarna, con la presenza di poche ma discrete etichette. Come si addice alle vere osterie, l’atmosfera è rumorosa e conviviale, il servizio non è da etichetta, ma il personale è simpatico e disponibile e i prezzi sono più che corretti.

Un locale con l’anima sincera e lontano dalle mode cittadine; a una certa ora compare Donato (Ciletti, de “I Profeti”) con la sua chitarra per intrattenere i clienti con un revival di vecchie canzoni milanesi in linea con la filosofia del posto.

Sarà stato merito dello spirito con cui sono entrata, o anche per l’ottima compagnia che mi circondava, ma mi è sembrato buono anche il caffè, peraltro famoso per aver vinto per quindici anni la “Tazzina d’Oro” come peggior caffè di Milano.

Ci tornerei? Locale certamente non adatto ai supercritici con la puzza sotto il naso, risulta piacevole sia per una coppia che per un folto gruppo di amici. Tornerò sicuramente.

Curiosando nei dintorni:

Molto belle le maioliche che compaiono lungo la via. Donate da maestranze ora campane, ora venete, ora lodigiane, raccontano brani della tradizione locale: dalle serate intorno al focolare, ai lavori contadini, a quella strana novella che narra che un giorno crebbe dell’erba in cima al campanile di S.Apollinare, così un contadino pensò di issare un asino fin lassù perchè la brucasse. La terza domenica di ottobre si tiene ogni anno la tradizionale corsa degli asini durante la Sagra di Baggio.

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vania@latw.it

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