#114 Aromando Bistrot

Aromando Bistrot

Via P.Moscati, 13    Tel. 02/36.74.41.72  (ch. lun e dom a cena)

Antipasti 15 – 18 euro / Primi piatti 13 – 18 euro / Secondi 22 – 28 euro / Dessert 9 euro (sorbetti 5 euro) /

Proposte per pranzo 15 euro (compresa acqua e piccolo dolce)

Desiderosa di rilassarmi dopo una mattinata un po’ pesante, sono approdata a questo bistrot che si trova all’angolo tra la via Moscati (traversa di corso Sempione) e la trafficata via Canonica piena di aspettative e incuriosita dall’aspetto esteriore del locale. Se l’esterno è accattivante, l’interno lo è ancora di più: disposto su due piani, è arredato con mobili vintage in stile anni ’50 / ’60, con sedie e tavoli spaiati, alcuni in formica, dispense, vecchi mobili della nonna con vetrinette, qualche pezzo di modernariato, poltroncine e divani “vissuti”, attrezzi da cucina d’altri tempi. Sui tavoli sono disposte tovagliette plastificate con disegni d’infanzia della figlia dei titolari e il menù è inserito tra le pagine di alcune vecchie riviste da cucina assai sgualcite.

Non è il primo locale del genere in città, ma tutto sommato è piacevole, anche se a mio parere decisamente lezioso per l’eccessivo insieme di dettagli a volte superflui (es. barchette di carta sul bancone). Diciamo che ci sarebbero anche state le premesse, se da subito non avessimo notato che qualcosa non funzionava nel servizio: la giovane e inesperta cameriera cinese, pur impegnandosi e cercando di essere sorridente, appariva “spaventata” dal proprietario del locale che la redarguiva continuamente.

Apprendo che i titolari sono Cristina Aromando e il marito Savio Bina, entrambi sommelier; lui ha lavorato al Pescatore, da Cracco e Perbellini prima di aprire con la moglie questo bistrot nel settembre del 2012.

Dopo aver ordinato il menù del giorno che consisteva in crema di finocchi, carote e riso abbinato a salmone selvaggio affumicato con insalata mista, chiediamo due calici di Grignolino presente nella lunga lista vini. Il titolare ci comunica che il suddetto vino è terminato e ci consiglia una Barbera. Dopo esser giunta al tavolo la ragazza nascondendo l’etichetta mentre versava nel mio calice, chiediamo di poter vedere la bottiglia: l’unica etichetta esistente recita “Vino Rosso” a caratteri cubitali, pertanto la persona che mi accompagna chiede delucidazioni nonchè del  titolare, il quale non si degna neppure di avvicinarsi, continuando a borbottare con due clienti all’altro capo del locale. A questo punto si alzano i toni e, con modi del tutto inqualificabili, il titolare accampa scuse assolutamente  inaccettabili persino per chi di vino non se ne intenda neanche un po’. Nel frattempo provo ad assaggiare il vino versatomi, ma è imbevibile, aceto puro. Dopo aver deciso di non volerci comunque rovinare il pasto, chiediamo di avere due calici di Lagrein ma, incredibile a dirsi, anche questo risulta finito e, senza possibilità di replica, ormai quasi a fine pranzo, ci viene portata al tavolo una nuova bottiglia di Barbera non richiesta con cui onorare i nostri calici (e comunque rientrante nel conto finale), senza scuse e senza ulteriori spiegazioni.

Il cibo ci è stato servito in un unico piatto dalle porzioni ridicole e la crema di finocchi, carote e riso (vedi foto) ha un inaspettato, sospetto colore verde….Successivamente ci viene servita una ciotolina con uno scherzo di dolcetto al cioccolato più ciuffo di panna, che non fa altro che aumentare il nostro disappunto. Non contente, invece di abbandonare di corsa il locale,  chiediamo pure il caffè (pessimo) e attendiamo a lungo il conto. Prezzi alla carta alti e non giustificati, tranne che dalla prosopopea del titolare.

Ci tornerei? Anche se è mia abitudine cercare di trovare sempre qualcosa di positivo pur nella peggiore delle situazioni, questa volta mi vedo costretta a bocciare a pieni voti questo locale gestito in modo a dir poco imbarazzante. A mai più rivederci.

Curiosando nei dintorni:

Porta Sempione

E’ stata la prima delle nuove cinque porte più recenti di Milano, ricavata lungo i bastioni spagnoli, oggi demoliti, e realizzata nell’ampio piazzale retrostante la piazza d’Armi del Castello Sforzesco come ingresso trionfale alla città dalla Francia. Costituita da due caselli daziari e dal monumentale Arco della Pace realizzato dal Cagnola all’inizio dell’Ottocento.

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vania@latw.it

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